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mercoledì 13 novembre 2019


Buyer, la strigliata di Gasbarrino

Mario Gasbarrino non le manda a dire: su Linkedin l’ex Ad di Unes/U2 Supermercati - oggi ai vertici di Everton, società  specializzata in tè e tisane - scrive senza mezzi termini che “i buyer della Gdo devono uscire dalle loro torri eburnee, non devono valutare solo il prezzo” anche perché - e qui “piazza” il carico da 11 - “un giorno un lavoro così banale, che qualcuno sta già sostituendo con le aste al ribasso, potrebbe essere gestito da una macchina o un algoritmo”. 

Cambiare, insomma, per il bene della filiera ma anche di una professione che richiede un passo diverso: “Dopo 35 anni di retail qualcosa ho visto e qualche errore l’ho fatto anch’io. Oggi tutti parliamo di controllo della filiera, ma non sempre i comportamenti di acquisto sono poi coerenti con le dichiarazioni. Il tempo del buyer chiuso in ufficio è passato - incalza Gasbarrino - oggi deve andare in giro nei supermercati, per capire cosa vuole il cliente, e nelle aziende per capire come lavorano e come la pensano… Dovete essere come i cercatori di funghi, vedere prima degli altri anche su sentieri dove è già passato qualcuno ma non ha visto”. E puntualizza: i primi a cambiare devono essere i capi, i Ceo del retail. 


 
Raggiunto da Italiafruit News, Gasbarrino sottolinea che l’appello riguarda anche e soprattutto l’ortofrutta, “realtà particolarmente difficile perché frammentata e divisa”: “E’ diventato fondamentale capire cosa c’è dietro un’azienda produttrice, quindi muoversi, visitare: all’estero è normale farlo, in Italia no. In un mondo che sta cambiando e vede sparire le intermediazioni, con l’etica che assume un ruolo sempre più rilevante, il ruolo di buyer sta perdendo senso. Bisogna mettere in contatto chi produce con chi vende e, soprattutto, i distributori devono decidere che immagine avere e rifletterla: non si può fare affari con tutti, una scelta di posizionamento è indispensabile per sopravvivere. Altrimenti conteremo i morti”. 

Lo strategy officer di Everton auspica una “rivoluzione che parta dall’alto” delle strutture distributive e riserva una battuta al “sottocosto” nei freschi e freschissimi, tornato alla ribalta in questo giorni con la vicenda-clementine: “Se non è funzionale a una strategia, a un obiettivo, non costruisce niente. Oltre al prezzo, c’è di più”.

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