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mercoledì 13 novembre 2019


«Bio, stop a norme nazionali in vista del regolamento Ue»

Sospendere la pubblicazione di nuove norme nazionali (ad esempio il Dm sulle non conformità ed i provvedimenti), in attesa che vengano pubblicati gli atti comunitari delegati e prevedere un rush finale per sfoltire ed aggiornare la le disposizioni italiane non appena si conosceranno le determinazioni comunitarie: è il duplice invito che Ccpb rivolge al mondo della politica a pochi mesi dall’entrata in vigore della legislazione secondaria Ue dedicata al biologico, vale a dire l’insieme degli atti delegati e di implementazione che Commissione a Parlamento stanno mettendo a punto - con il concorso degli Stati membri e delle organizzazioni europee più rappresentative - per dettagliare i principi contemplati nel Regolamento Ce 848/2018.

Il nuovo regolamento, sottolinea l’Ad del Consorzio Fabrizio Piva, dovrà essere applicato dal primo gennaio 2021; manca dunque poco più di un anno alla sostituzione dell’attuale impianto normativo incentrato sul Regolamento Ce 834/2007, e per quella data tutti gli operatori e gli organismi di certificazione dovranno conoscere quali sono le nuove norme e le principali differenze rispetto all’attuale normativa. 



Il progetto originario, ricorda Piva, prevedeva che i regolamenti attuativi che danno sostanza alla legislazione secondaria dovevano essere pubblicati entro giugno 2020 ma da più parti si nutre il dubbio che si arrivi a fine 2020 e che si inauguri l’inizio della nuova regolamentazione solo pochi giorni dopo la promulgazione degli ultimi regolamenti. Senza, quindi un congruo periodo per modificare norme nazionali e documenti di sistema degli organismi di certificazione e, soprattutto - puntualizza l’Ad del Ccpb - senza concedere il tempo necessario agli operatori per capire e conoscere le modifiche che dovranno essere apportate.

Porre mano all’impianto normativo nazionale fatto di decine di decreti, centinaio di note ministeriali e regionali e di tutta la documentazione/modulistica che dà concretezza ai sistemi qualità degli organismi di certificazione e delle imprese pone due ordini di problemi: il primo di carattere temporale, il secondo di carattere economico per essere nelle condizioni di fornire la garanzia che i prodotti ottenuti a partire dall’inizio del 2021 siano in linea con la nuova normativa.

Oggi, sottolinea Piva, diventa fondamentale verificare se le norme nazionali fino ad ora pubblicate debbano essere aggiornate in base alla nuova regolamentazione evitando di mettere altra carne al fuoco. Stop, dunque a nuove norme nazionali. L’esponente del Ccpb conclude con un auspicio: “Se ci metteremo d’impegno potrà essere una buona occasione per arrivare ad una sorta di raccolta delle norme nazionali aggiornate in base alla nuova normativa: un obiettivo di semplificazione da cui il settore potrebbe trarre un grande vantaggio”. 

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