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mercoledì 20 novembre 2019


Spagna, 20mila agricoltori in piazza: rischiamo l'estinzione

Non è tutto oro quel che luccica. Il modello ortofrutticolo spagnolo, orientato all'esportazione, non basta per garantire il giusto reddito alle aziende agricole, soffocate da prezzi all'origine che risultano sempre più bassi ed insostenibili. Così, ieri, 20mila operatori del settore ortofrutticolo dell'Andalusia sono scesi nelle piazze di Almería al grido di "L'agricoltura è sulla via dell'estinzione"

Uno sciopero di massa che hanno organizzato le organizzazioni professionali agricole Asaja, Coag e Upa, i commercianti del settore ortofrutticolo, l'Unione degli Agricoltori indipendenti, l'associazione delle imprese commerciali Ecohal Andalucia e l'associazione dei produttori di frutta e verdura Coexphal. 

Lo scopo della manifestazione è stato quello di denunciare la crisi strutturale in cui versa il settore ortofrutticolo iberico e dell'Almería in modo particolare. Una crisi che, secondo gli organizzatori, sarebbe causata da tre fattori: i prezzi bassi, la concorrenza sleale dei Paesi terzi e l'inattività delle amministrazioni pubbliche.



Le colture più importanti per l'Almería, come ad esempio il pomodoro, "rischiano l'estinzione imminente" dicono gli organizzatori. Perchè "in molte aziende di piccole e medie dimensioni manca la redditività". Bisogna, secondo i manifestanti, "porre fine alla concorrenza sleale dei Paesi extra Ue", rivedendo "i prezzi minimi di entrata" degli stessi prodotti extracomunitari, "ripristinando i certificati d'importazione" e controllando in maniera più efficace l'etichettatura

Per gli organizzatori, inoltre, è prioritario creare un "nuovo fondo mirato alla gestione delle crisi in ortofrutta", a tutela degli interessi di tutti gli agricoltori e quindi anche quelli che non aderiscono alle Op. Al governo spagnolo, infine, è stata chiesta la possibilità di "ottenere agevolazioni per contenere i costi produttivi dell'energia, dell'acqua e del personale" e di progettare "nuove leggi per evitare le imposizioni commerciali delle catene di distribuzione europee".



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