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giovedì 21 novembre 2019


Sull'ortofrutta Coldiretti ha le idee chiare

E’ una presidenza Coldiretti “sul pezzo”, quando si parla di ortofrutta, quella di Ettore Prandini: il 47enne bresciano ha dimostrato sin dall’inizio del mandato, dodici mesi fa, di tenere in grande considerazione il settore. E ieri, agli Stati Generali, ha confermato di avere idee chiare e visione ampia. A prescindere dalle "bandiere" e dagli "schieramenti", una buona notizia. “L’ortofrutta è un patrimonio dell’agricoltura e dell’agroalimentare e merita massima attenzione anche nelle politiche comunitarie”, ha esordito Prandini. “Gli accordi di libero scambio possono essere una grande opportunità ma servirebbe un reale meccanismo di reciprocità soprattutto per i fitosanitari. Altrimenti paghiamo dazio. Un esempio: con la Cina siamo fermi al protocollo per l’export delle pere e non possiamo procedere con le mele, nel frattempo importiamo tutto quello che fa piacere a Pechino. Non è accettabile, in un’ottica comunitaria. Anche perché rischiamo di subire la concorrenza sleale dei Paesi europei che sanno muoversi meglio, negli accordi bilaterali”. 



Sul maxi-schermo viene proiettata una slide che evidenzia come prodotti italiani siano i più sicuri (0,4% di irregolarità), quelli extra Ue i meno (4,7%): “L’internazionalizzazione è il grande tema, la sfida è andarci a prendere nuovi mercati - dice convinto Prandini - Coldiretti combatte l’Italian sounding per il danno economico ma anche, e soprattutto, perché dà un’immagine sbagliata, di scarsa qualità, del prodotto italiano”.

E sul mercato interno: “La filiera è centrale nelle politiche di sviluppo, dobbiamo uscire dalla logica per cui è sempre colpa di qualcun altro: facciamo sistema. Il mio sogno è un ministero dell’Agroalimentare, un unico referente per le tematiche del settore e delle sue imprese. E intanto dobbiamo reagire: negli ultimi 10-15 anni gli spagnoli hanno corso e noi siamo rimasti fermi. Il problema è che non siamo competitivi nei servizi e nelle infrastrutture: serve progettare nel medio-lungo periodo senza lavorare sempre sull’emergenza”.



Quindi una stoccata al progetto “Frutta nelle Scuole” per il quale la confederazione ha messo in campo una sorta di alternativa: “Si è tradotto in un disincentivo per i consumi, la bassa qualità ha allontanato dal consumo gli studenti. Bisogna stimolare le vendite anche attraverso una differenziazione dei prodotti, puntando sul servizio”.

Capitolo insetti alieni: “Dobbiamo stare attenti alle importazioni, alzare la guardia implementando sistemi di sicurezza maggiori, altrimenti la cimice asiatica sarà solo uno dei tanti problemi che dovremo affrontare. La questione va gestita in chiave comunitaria”.

E sulla sostenibilità "applicata" agli imballaggi: “Assurdo penalizzare il confezionamento che è il primo elemento che preserva il cibo. Per come è elaborata oggi, la plastic tax colpirebbe solo le imprese italiane mentre il contenitore del prodotto spagnolo importato, ad esempio, sarebbe esentato. Un paradosso”. L’ultima battuta è sul sistema fieristico italiano: “Assurdo che ci sia un centro espositivo in ogni città, o quasi. E altrettanto assurdo è che la fiera dell’ortofrutta più importante per gli italiani sia quella di Berlino”. Applausi dalla platea.

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