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Citrus greening lunedì 25 novembre 2019


Citrus greening, le speranze di difesa nel Caviale di limone

Il Citrus greening è letale: la pianta, una volta colpita dal batterio, va in declino e muore nell’arco di pochi anni. E ad oggi non si conoscono purtroppo specie agrumicole resistenti all'Hlb (Huangolongbing o “malattia del ramo giallo”).

Sebbene l’Hlb sia comparsa in Cina da oltre un secolo, oggi rappresenta la principale minaccia a livello mondiale per l’agrumicoltura. Basti pensare che in Florida, dalla sua prima identificazione nel  2005, ad oggi, in 14 anni, la produzione di arance è crollata più del 75%, mentre quella di pompelmo addirittura dell’85%. Intanto, il batterio viaggia ed il suo vettore è stato già ritrovato nelle Isole Canarie e in Portogallo.

La speranza di difesa nei confronti del batterio Candidatus liberibacter, che sta mettendo in ginocchio l’agrumicoltura mondiale, è tutta nella ricerca. E anche l'Italia sta facendo la sua parte.

Per fermare l’avanzata verso il Mediterraneo ed il Vecchio Continente, attraverso una strategia preventiva, c'è il progetto PreHlb (Preventing Hlb epiidemics for ensuring citrus survival in Europe). Si tratta di un progetto di durata quadriennale (2019-2023) con uno stanziamento di poco più 8 milioni di euro, coordinato dalla Spagna e che coinvolge 24 Paesi, tra cui quelli a vocazione agrumicola dell’area mediterranea sicuramente più a rischio (come Portogallo, Spagna, Italia, e Israele), oltre a Francia, Regno Unito, Olanda e 2 Paesi extra europei (Brasile e Cina), in cui il Greening è già presente. L’Italia partecipa con il Crea Olivicoltura Frutticoltura Agrumicoltura di Acireale, l’Università di Catania e il Cnr di Bari.

Sono due gli obiettivi da raggiungere: in primo luogo lo sviluppo e l’attuazione di un piano strategico multidisciplinare che mira ad adottare tutte le principali misure per proteggere l’area agrumicola mediterranea dalla potenziale invasione dei vettori (Trioza erytreae e Diaphorina citri) e del patogeno C. liberibacter; poi, la messa a punto di nuove soluzioni per gestire la malattia, anche a lungo termine. Tra queste ultime, vi è anche l’identificazione di geni di resistenza, utilizzati per dar vita, in futuro, a nuovi genotipi immuni al batterio, mediante l’utilizzo delle New breeding techniques e la produzione di biopesticidi innovativi.

Ed è proprio in questo ambito che sono impegnati i ricercatori del Crea Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura di Acireale, coordinati da Concetta Licciardello e responsabili dello studio del genoma di una pianta che resiste alla malattia, ma appartenente a un genere affine ai citrus, ovvero l’Eremocitrus glauca che, insieme al cosiddetto “Caviale di limone” è tra le pochissime specie resistenti ad Hlb. Ed è proprio lì che si dovranno individuare le fonti di resistenza per “trasferirle” nelle piante minacciate e, magari, arrivare a degli ibridi che siano inattaccabili dal greening.



Il Crea, inoltre, coordina tutte le attività del progetto inerenti la trascrittomica, ovvero lo studio dei geni che si attivano a seguito dell’infezione. In particolare, guiderà ricercatori spagnoli, francesi e cinesi, che si interesseranno ciascuno di specie affini ai citrus, tolleranti e suscettibili al Greening. Attualmente, il Crea ha avviato la scelta delle piante e tutte le procedure che, con il nuovo anno, porteranno ai primi dati di sequenziamento di Eremocitrus.

Il trasferimento dei risultati a tutte le parti interessate (la ricerca, gli agricoltori, gli stakeholders e i servizi fitosanitari) sarà fondamentale per concorrere ad arrestare la diffusione di una malattia dagli esiti potenzialmente devastanti e che vede nei piccoli giardini (appezzamenti) - considerata la rapidità con cui la malattia si diffonde - le realtà agrumicole più a rischio.

La malattia, ricordiamo, colpisce sia il portainnesto che la varietà di agrumi (arancio, pompelmo, limone, lime, mandarino) e ad oggi non si conoscono purtroppo specie agrumicole resistenti. Il batterio viene trasmesso da un insetto parassita, ma anche attraverso l’innesto o il movimento di materiale infetto. Le piante colpite mostrano ingiallimento delle nervature e maculature a chiazze delle foglie, che progrediscono fino a conferire a tutto il ramo un intenso colore giallo. I frutti sono piccoli, asimmetrici, e mostrano a maturità una persistente colorazione verde, da cui il nome di Citrus greening. Il succo conserva un basso rapporto tra grado zuccherino e acidità. E, come detto, la pianta infetta muore nel giro di pochi anni.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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