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mercoledì 22 gennaio 2020


Produzione e valore, la frutta fa «plof»

L’Istat ha diffuso ieri la stima preliminare dell’andamento del settore agricolo per il 2019, evidenziando che l'Italia avrebbe perso circa il 3% della produzione totale di frutta rispetto al 2018, quando i volumi erano aumentati dell'1,4%. Al contrario, il 2019 è stato un anno favorevole per le patate e gli ortaggi che registrano, rispettivamente, crescite delle quantità pari al 2% e all'1,1%.

In termini di valore, il comparto della frutta segna un vero e proprio tonfo mentre le verdure e le patate fanno dei passi avanti non indifferenti. Secondo le stime dell'Istat, infatti, i prezzi dei prodotti frutticoli sono scesi del 5,4% nel confronto con il 2018 e, di conseguenza, il valore della produzione di questo settore si è contratto dell'8,2%. Solo il vino ha fatto peggio (-17,2%) della frutta a fronte, però, di una riduzione delle quantità molto più significativa: -12%. 

La performance è invece positiva per gli ortaggi, il cui valore della produzione l’anno scorso è cresciuto del 10% grazie ai migliori prezzi all'origine (+9%). Nello stesso periodo, le patate italiane, avvantaggiate dalla carenza produttiva dei Paesi del Centro e Nord, sono state pagate il 12,6% in più rispetto al 2018, per un valore che ha segnato un incremento del 15% circa.




Commentando i dati resi noti dell'Istat, l'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari ha sottolineato che il settore frutticolo è stato fortemente penalizzato dall'impatto della cimice asiatica e da altre patologie connesse all’aumento delle temperature. "Pesanti sono stati i cali produttivi di pere, mele, kiwi, pesche e nettarine”, ha spiegato l'associazione agricola in una nota, nella quale si sottolinea che “da una decina di anni, proprio a causa dell’innalzamento generale delle temperature, molti insetti provenienti da altri continenti hanno invaso l’Italia, rappresentando una minaccia crescente per le produzioni ortofrutticole, poiché responsabili di patologie che arrivano a distruggere il 60-70% del raccolto”.

“Gli effetti dei cambiamenti climatici, se non adeguatamente fronteggiati - prosegue l’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - possono davvero rischiare di compromettere la tenuta di migliaia di piccole grandi aziende ortofrutticole. Sarà di fondamentale importanza che la futura Politica Agricola tenga adeguatamente conto di questa situazione introducendo misure e strumenti adeguati per indennizzare le aziende agricole dal momento che ad oggi molti dei danni connessi ai cambiamenti climatici non sono coperti da assicurazione”.



"L’agricoltura - ha commentato, da parte sua, la Coldiretti - è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. Una situazione che mette a rischio il primato nazionale in Europa, dove l’agricoltura tricolore si classifica nel 2019 al primo posto per valore aggiunto, ma anche per qualità e sicurezza delle produzioni con 299 prodotti a denominazione riconosciuti e quasi 77mila imprese impegnate nel biologico, il numero più elevato nella Ue". 

"E’ necessario investire sull’agricoltura che è un settore strategico per far diventare l’Europa più sostenibile con una Politica Agricola forte, semplice ed efficace e con risorse adeguate per consentire alle imprese di svolgere un ruolo essenziale nel presidio territoriale, nel contrasto alla crisi climatica e contro il dissesto idrogeologico in un percorso di grande supporto al Green Deal”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare inoltre che "con il nuovo Fondo di transizione di 7,5 miliardi saranno destinati circa 360 milioni di euro all’Italia che ne dovrà versare invece circa 900, essendo contributore netto dell’Unione”. 

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