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lunedì 27 gennaio 2020


Il consumatore cerca prodotti sostenibili ma buoni

La spia è accesa sul tema ambientale, i consumatori sono pronti a cambiare (almeno in parte) le loro abitudini, ad accettare qualche rinuncia, persino a mettere mano al portafoglio per spendere un po' di più. Ma attenzione: il prodotto deve essere sì sostenibile, ma pure buono. Come ha spiegato Stefano Galli (global business partner Nielsen) al Forum Cdo Agroalimentare, per acquistare prodotti sostenibili gli italiani sono disponibili a scendere a compromessi sull'immagine, molto meno sulle caratteristiche intrinseche delle singole referenze. Il "buono per me" resta il primo elemento che guida le scelte del consumatore egocentrico, ma a questo elemento si sta affiancando con sempre maggior decisione il "buono per il pianeta".



"La difesa dell'ambiente sta scalando la classifica delle preoccupazioni degli italiani - ha illustrato Galli - Se lo scorso anno si parlava di crimine e bollette, quest'anno è entrata nella top5 ed è seconda solo alla disoccupazione".



La sensibilità degli italiani verso l'impatto ambientale è crescente, la percentuale di chi si dichiara estremamente preoccupato dell'inquinamento dell'aria è del 32%, a seguire cambiamento climatico, carenza d'acqua e inquinamento dell'acqua (tutti al 28%), uso di pesticidi (27%) e spreco di cibo e packaging (26%). "Interessante notare come il 61% degli italiani si dica pronto a prendere iniziative e a cambiare abitudini di acquisto e consumo per ridurre l'impatto sull'ambiente - ha evidenziato il global business partner Nielsen - Ed è soprattutto su design, tipologia e dimensione del pack, brand, che il consumatore è maggiormente predisposto al cambiamento; mentre su varietà, gusto e consistenza del prodotto la tendenza è minore. Sostenibile sì, ma buono per me".



Nielsen ha poi analizzato quanto gli italiani sarebbero disposti a spendere di più per determinate caratteristiche dei prodotti. Quelli con standard di elevata e qualità sicurezza si piazzano al primo posto (molto di più 27%, un po' di più 55%); poi prodotti con materiali o materie prime ecologiche e sostenibili (molto 24%, un po' di più 56%) e infine i prodotti che forniscono dichiarazioni di responsabilità sociale (19% molto; 52% un po' di più). Ma è la reperibilità dei prodotti green a scaffale ed essere una criticità: solo il 41% dei consumatori dichiara che è facile trovarli e solo il 16% delle aziende li propone.



Galli ha poi spiegato che dalle dichiarazioni d'intenti si è effettivamente passati a comportamenti effettivi. "Le vendite green rappresentano il 19,4% del fatturato e valgono 6,9 miliardi - ha detto l'esperto di Nielsen - Questi prodotti, rispetto alla media degli alimentari venduti in Italia, crescono a valore del 3,4%, a una velocità quasi doppia rispetto al mercato. Quindi chi dichiara di essere disponibile a spendere di più, poi lo fa veramente: non è solo un dichiarato, ma si sta iniziando a vedere un comportamento effettivo".

I dati di Nielsen, infine, raccontano di come si sia ancora troppa confusione a livello di packaging: il 64% si aspetta confezioni con un minor contenuto di plastica e più chiarezza sui valori legati alla sostenibilità. "Il consumatore cerca messaggi chiari e vuole un prodotto che piace - ha concluso Galli - funzionale, che soddisfa necessità particolari, sostenibile ambientalmente e socialmente. E' una sfida difficilissima".

Sostenibilità in ortofrutta

Esperienze sostenibili e innovative. Al Forum sono state portate le esperienze di Sabrina Magliocco nella produzioni di limoni biologici per la Op Pasam. "Non fare biologico, attualmente, sarebbe illogico: è il mercato che lo chiede ed è un fatto etico - ha raccontato la giovane imprenditrice di Siracusa - Le difficoltà che ho dovuto affrontare? Combattere le infestanti, concimazioni e trattamenti. Abbiamo deciso di impiantare su bauli e di adottare le reti di copertura: la grandine non è più un evento eccezionale e le reti proteggono anche dal vento, evitano le gelate e in estate raffrescano".



Dal Piemonte, invece, Alberto Bunino ha parlato dell'evoluzione dell'Azienda agricola Terra di Frutta, che dal 2004 ad oggi è passata da 8 a 36 ettari di kiwi, mele e pere. Bunino dal 2012 ha scelto il biodinamico: una svolta per la crescita, sostenibile, dell'impresa.

La tecnologia può aiutare parecchio in fatto di sostenibilità. Lo ha ricordato Mattia Gandini, responsabile commerciale di Orticoltura Gandini: "Produciamo pomodori premium fuori suolo per 365 giorni all'anno, nelle nostre serre tecnologiche a Mantova: rispetto alla coltivazione classica, abbiamo un prodotto di alta qualità costante nel tempo, con un risparmio idrico di circa il 90%, senza sfruttamento del suolo e con la possibilità di ridurre quasi a zero l'uso dei trattamenti chimici. Scegliamo le varietà di pomodori da coltivare in base al gusto e a come si presentano: puntiamo sul gusto perché il consumatore si ricorda del pomodoro buono e non di quello che costa poco. Il gusto è un vantaggio competitivo, così come la sostenibilità: lavorando fuori suolo puntiamo sul residuo zero, tanto che stiamo chiudendo un progetto per una serra in pressione - ha concluso Gandini - che ci permetterà di non fare trattamenti chimici".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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