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Embargo russo venerdì 14 febbraio 2020


Embargo russo, missione a Mosca di Bellanova

Rafforzare il dialogo e le attività di collaborazione nel settore agricolo tra Italia e Russia, sviluppare l’interscambio di prodotti agricoli e alimentari, rivedere le misure stabilite nel 2014 superando l’embargo sui prodotti agroalimentari, tutelare le Indicazioni Geografiche dei prodotti made in Italy.

Sono stati i temi al centro dell'incontro cordiale e approfondito stamane, a Mosca, tra la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova e il Ministro dell’agricoltura della Federazione Russa Dmitry Patrushev.

“I rapporti di scambio con la Russia in campo agroalimentare sono buoni e stanno progressivamente recuperando i livelli pre-2014. Le forti complementarietà fra i sistemi agricoli dei nostri Paesi e l’apprezzamento dei rispettivi consumatori per i prodotti di qualità offrono enormi possibilità per sviluppare l’interscambio, a vantaggio di entrambe le parti”, ha dichiarato la Ministra nel corso del bilaterale.



“A pagare il prezzo più alto delle misure restrittive, come spesso accade, sono quelli che non hanno colpe: le imprese agroalimentari italiane ed i consumatori russi che considerano le nostre produzioni di eccellenza un punto di riferimento dell’alimentazione di qualità”, ha sottolineato Bellanova. E ancora “E’ arrivato il momento che tutti facciano un passo in avanti per raggiungere nuovi punti d’incontro, rivedendo le misure stabilite nel 2014 e superando l’embargo sui prodotti agroalimentari. Nell’attuale contesto globale, dobbiamo impegnarci a rilanciare le nostre relazioni economico-commerciali a beneficio delle nostre economie, delle imprese e dei consumatori. È questo il senso della mia missione a Mosca ed è questa la posizione che sosterrò anche in sede europea. Sono fiduciosa di avviare un nuovo percorso comune”.

Quindi Bellanova si è soffermata sui diritti di proprietà intellettuale, nello specifico il riconoscimento e la tutela delle Indicazioni Geografiche.

“Per quanto riguarda in particolare il riconoscimento e la tutela delle Indicazioni Geografiche, vorrei ricordare quanto sia utile il dialogo fra i rispettivi Organismi di controllo”, ha aggiunto la Ministra. “Pervengono al nostro Ispettorato per la tutela della Qualità e la Repressione Frodi segnalazioni di prodotti “non autentici”, commercializzati in Russia, che evocano indebitamente una “origine italiana. Riteniamo che ciò arrechi un danno al consumatore russo, indotto in confusione da proposte di acquisto ingannevoli”.

Infine, per quanto riguarda gli spazi della cooperazione agricola e agroindustriale tra Italia e Federazione Russa, Bellanova ha ricordato la prossima riconvocazione del Consiglio di cooperazione economica-industriale e finanziaria italo-russa a Mosca. “Per noi è importante“, ha concluso la Ministra Bellanova, ”che l’agricoltura e l’agro-industria assumano uno spazio adeguato nella discussione in ambito Circeif, e che si consolidino gli spazi di collaborazione nel settore agroalimentare tra i nostri due Paesi. Ed è importante che i nostri rispettivi servizi Fitosanitari tornino ad incontrarsi per affrontare le questioni pendenti”.


I falsi made in Italy in vendita nei supermercati russi

Sulla questione russa, è intervenuta anche Coldiretti sottolineando come "Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il made in Italy realizzati in Russia (Parmesan, mozzarella, robiola, ecc) o nei Paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta made in Bielorussia, ma anche salame Milano, Parmesan e Gorgonzola di produzione svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina che sono protagonisti anche delle fiera agroalimentare di Mosca".
 
"Il rischio – continua la Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu".
 
"Un blocco dunque dannoso per l’Italia anche se – precisa la Coldiretti – va segnalato che negli ultimi anni si è verificato un recupero e nel 2019 l’export agroalimentare italiano è cresciuto del 5% rispetto all’anno precedente grazie ai comparti non colpiti dall’embargo, come il vino, le paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio, a conferma della fame d’Italia dei cittadini russi. I valori rimangono comunque nettamente inferiori a quelli del 2013, l’ultimo anno prima dell’embargo, quando le esportazioni agroalimentari Made in Italy avevano raggiunto i 705 milioni di euro".
 
“Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo - afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che - il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”. 
"Un pericolo che – aggiunge Prandini – riguarda anche le recenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che ha minacciato dazi su una lunga lista di esportazioni Made in Italy, soprattutto vino e cibo, nell’ambito dello scontro sugli aiuti al settore aereonautico che coinvolge l’americana Boing e l’europea Airbus". 

Fonte: ufficio stampa Mipaaf e Coldiretti


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