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martedì 18 febbraio 2020


Drupacee, l'Italia teme il ritorno del freddo

Non c'è latitudine che tenga: in tutta Italia, da nord a sud, le varietà precoci di drupacee - pesco, susino, albicocco, mandorlo e ciliegio, ndr - sono iniziate a fiorire in netto anticipo rispetto ai dati storici. Ma dopo l’ultima settimana di caldo primaverile, i frutticoltori italiani temono in massa il ritorno del freddo. Ad oggi, fra l'altro, nessun produttore di frutta estiva può ancora tutelare il proprio reddito dal rischio gelate per la mancata apertura della campagna assicurativa da parte delle compagnie. Un ritardo che viene giudicato inaccettabile da tanti addetti ai lavori. 

"Ritengo sia scandaloso il fatto che noi produttori di drupacee, in questo momento, non possiamo avere la possibilità di proteggerci. Servirebbe più attenzione, da parte di tutti, nei confronti dell’agricoltura", chiosa a Italiafruit News Cristian Tozzi dell'azienda Tozzi Frutta che coltiva pesche, nettarine e susine nella pianura del Forlivese, zona medio-tardiva della Romagna. "Nei nostri campi - prosegue - stiamo notando che alcune varietà a maturazione precoce come Crimson Glo, Wondercot, Noracila e Big Top si trovano nella fase fenologica della gemma gonfia, che segna l’inizio della ripresa vegetativa. Devo ammettere che in vita mia non avevo mai visto prima così tanta precocità: in pianura, in particolare, oggi si possono stimare circa 15 giorni di anticipo rispetto all'annata precedente, già di per sé particolarmente precoce nella fioritura. Adesso siamo estremamente preoccupati per il rischio gelate - prosegue Tozzi - E lo saremo almeno fino a Pasqua, che quest'anno arriverà pure tardi (12 aprile)". 



Anche in Puglia la preoccupazione è massima, in particolare per il comparto delle ciliegie baresi pesantemente martoriato dal cracking nella scorsa campagna. Antonio Guglielmi, agronomo e imprenditore agricolo della zona precoce di Bisceglie, spiega a Italiafruit News: "La fioritura del ciliegio è già iniziata nelle serre coperte, dove il 3-5% delle piante sta già presentando fiori con gemme mosse. Nel 2019 i primi stacchi li avevamo compiuti verso il 10 aprile; quest'anno, se continuerà questo clima primaverile, credo che le raccolte in serra potranno iniziare i primi di aprile".

"Nelle serre oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo quasi 27 gradi centigradi, fuori dalle strutture dagli 11 ai 15 gradi - evidenzia ancora Guglielmi - Non sono temperature normali per l'inverno. Con il caldo, le piante hanno avuto lo stimolo per svegliarsi e, ora, tutti noi produttori ci aspettiamo il ritorno del freddo che potrebbe bloccarle”. Si tratta di una situazione climatica anomala per il Barese, impossibile da gestire per le aziende. E la fregatura è che non si possono nemmeno valutare assicurazioni. “Se il termometro scenderà sotto i cinque gradi centigradi nel periodo della fioritura e/o in quello dell'allegagione subiremo, purtroppo, gravi danni”.



Per Nicola Cilento, vicepresidente nazionale di Confagricoltura (nella foto sopra), la primavera anticipata non è altro che “l’effetto del cambiamento climatico in atto che ha ormai stravolto i normali cicli delle stagioni”. Sarebbe quindi doveroso avviare un serio percorso di discussione con il Governo e le compagnie assicurative per offrire nuove soluzioni di difesa a tutela del reddito agricolo. 

“Come Confagricoltura - evidenzia Cilento - stiamo sollecitando gli organi ministeriali, da una parte, e le assicurazioni private dall’altra, anche attraverso la nostra società di brokeraggio Gaa, per trovare il modo di rispondere al cambiamento climatico, un problema assolutamente nuovo per l’agricoltura italiana. Crediamo, in particolare, che si debba rivedere tutto il sistema assicurativo che riguarda sia gli eventi estremi calamitosi sia il calendario di questi ultimi”.

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