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venerdì 21 febbraio 2020


Cimice asiatica, le azioni del Veneto

“La Regione ha già messo a bilancio 4,5 milioni di euro di spesa per sostenere non solo l’azione risarcitoria nei confronti dei produttori (con bandi per 3 milioni di euro), ma soprattutto un piano di ricerca scientifica per prevenire e contrastare i danni causati dalle specie aliene. Dal Ministero per l’Ambiente, invece, siamo ancora in attesa dei decreti autorizzativi al rilascio delle specie antagoniste come la ‘vespa samurai’. I frutticoltori della pianura padana si meritano un adeguato piano nazionale per fronteggiare l’emergenza, che mobiliti anche risorse comunitarie, come si è fatto per la Xilella”.

A conclusione della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata ai danni causati dalla cimice asiatica in agricoltura, e in particolare alla frutticoltura veneta, l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan ha risposto punto su punto alle richieste dei consiglieri, ricapitolando tutti gli interventi messi in campo contro il vorace e prolifico insetto di origine asiatica.

“I cambiamenti climatici in corso e la globalizzazione – ha premesso l’assessore - favoriscono l’arrivo di insetti alieni: ogni anno l’Italia ne importa circa una ventina. Di fronte a danni quantificati nell’ordine dei 750-800 milioni solo per le aziende agricole della pianura padana, il Governo nazionale ci ha promesso aiuti per 40milioni di euro quest’anno. Risorse che, peraltro, non abbiamo ancora visto”.

Per tenere sotto controllo il proliferare dell’Halyomorpha halis ( la cimice marmorata che si riproduce due volte l’anno e attacca ben 160 specie diverse di piante) si utilizzano insetticidi come i neonicotinoidi, piretroidi e fosforganici che causano una elevata mortalità degli insetti colpiti ma richiedono trattamenti frequenti non sempre compatibili con le norme vigenti. L’Università di Padova ha studiato alcuni prodotti corroboranti, fertilizzanti o simili di origine naturale (come il caolino, olii vegetali, estratti d’alghe o olii essenziali) con azione collaterale insetticida o repellente che hanno mostrato una certa efficacia nel determinare la mortalità dell’insetto. ma anche in questo caso si sono registrati problemi di fitotossicità, oppure di trattamento visto che non è facile raggiungere le uova, spesso deposte fuori delle colture.

Per limitarne l’impiego gli insetticidi vengono irrorati sul bordo dei frutteti o si sono sperimentate ‘trappole’ a feromoni e impiego di reti tratte con insetticidi o applicazioni localizzate: tecniche che sembrano funzionare nelle colture di una certa estensione, ma non sono applicabili negli appezzamenti piccoli e frammentati.

Sono state sperimentate in Veneto anche forme di controllo biologico, facendo ricorso al Trissolcus mitsukurii, un insetto parassitoide di origine asiatica, che si nutre delle uova della cimice, specie affine al Trissolcus japonicus, la cosiddetta “vespa samurai”, un parassitoide anch’esso di origine asiatica già presente in alcune aree della Lombardia, del Piemonte e in Svizzera in Ticino. In Veneto sono stati osservati anche altri parassitoidi oofagi afferenti alle specie Trissolcus basalis, Anastatus bifasciatus, Trissolcus kozlovi, che però hanno fatto segnalare tassi di parassitizzazione nettamente inferiori.

Sono in corso prove su strategie di controllo biologico inoculativo mediante il rilascio di individui di un ceppo di Anastatus bifasciatus, sorta di formica alata di origine italiana, nota per la sua polifagia.

L’impiego di reti anti-insetto appare attualmente la tecnica che offre la maggiore efficacia per contenere i danni da cimice asiatica. La sola presenza di reti antigrandine, impedendo la colonizzazione dei frutteti da parte degli insetti adulti, permette di ridurre significativamente i danni. L’eventuale posizionamento di reti anti-insetto ai bordi degli impianti permette un controllo anche nei confronti degli stadi giovanili.

Ma per assicurare la piena efficacia le reti devono essere ben gestite e controllate.

Quanto al sostegno che la Regione garantisce al settore ortofrutticolo, il più colpito dagli attacchi della cimice infestante, l’assessore regionale ha ricordato gli impegni economici messi a disposizione dei frutticoltori attraverso le Organizzazioni dei Produttori (circa 30 milioni nel 2018) per migliorare la qualità dei prodotti e la loro commercializzazione, i 60 mila euro per due progetti di ricerca affidati all’Università di Padova per studi specifici sulle specie aliene, i 22 milioni messi a disposizione dal Psr per aiutare gli imprenditori agricoli nell’acquisto delle reti anti-insetto, i fondi destinati a contrastare le patologie del kiwi (oltre 1 milione e 140 mila euro per studi, ricerche e interventi sperimentali), oltre a circa un milione di euro investito per la promozione dell’intero comparto.

“Il nostro obiettivo è non perdere il potenziale produttivo della frutticoltura veneta ed evitare il rischio espianti. Per questo - ha concluso l’assessore - insieme alle categorie agricole e al ministero, faremo pressione perché tra le misure strutturali della nuova Pac ci siano le risorse per difendere le nostre colture”.

Fonte: Regione Veneto


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