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martedì 25 febbraio 2020


Coronavirus, la Gdo fa il pieno di ordini

Continua l’assalto ai supermercati nelle regioni più colpite dal coronavirus. Dopo il weekend di passione, anche ieri molti punti vendita del Nord del Paese, dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto all’Emilia Romagna al Friuli, sono stati presi d’assalto dai consumatori con l’obiettivo di fare scorta di generi di prima necessità. Un comportamento in buona parte irrazionale, tenendo conto che per i negozi non sono previste chiusure limitative e anche nella zona rossa è garantito l’approvvigionamento di generi alimentari; un comportamento che ha provocato inevitabili, immediate ripercussioni sulla filiera con un boom di ordini da parte delle catene distributive presenti nelle aree interessate dal fenomeno che hanno bisogno di rimpiazzare le referenze ortofrutticole esaurite in poche ore domenica e, di nuovo, ieri. Un picco di domanda quantificabile nel 40-50% in più rispetto a una giornata media - con punte del 100% in alcune città - che mette a dura prova la logistica, i fornitori, il personale che lavora nelle aziende, chiamato a straordinari.


Un reparto ortofrutta di Coop senza "scorte"

Giuseppe Capaldo, responsabile ortofrutta del Consorzio Nord-Ovest Coop, parla di “lievitazione degli ordini ai fornitori ortofrutticoli nell’ordine del 40%: un balzo prevedibile dopo quanto avvenuto domenica”. Per Capaldo il fenomeno potrebbe tuttavia esaurirsi piuttosto rapidamente: "Il consumatore non può fare scorta di mele, agrumi e verdure per 15 giorni. Potrebbe crearsi un effetto-onda con momenti di picco alternati a fasi di stanca. Vedremo. Anche nell’online, a quanto mi risulta, c’è un incremento delle vendite a doppia cifra”.

“C’è un notevole aumento nella domanda di tutte le derrate di prima necessità - spiega Cristiano Tagliavini, direttore vendita di DPiù - Da domenica pomeriggio le nostre filiali sono state prese d’assalto e di conseguenza abbiamo dovuto aumentare gli ordinativi di frutta e verdura, soprattutto quella di stagione”. Eloquenti i numeri del discounter: “Stimiamo, per difetto, un 50% in più di richieste rispetto ai periodi normali, ma nella cintura lombarda di Milano e Lodi si arriva al doppio”. L’incetta di freschissimi, prosegue Tagliavini, interessa anche store di regioni finora marginalmente interessate dal virus, come il Friuli Venezia Giulia: “E’ ovvio che questa situazione stressa i fornitori, gli operatori della logistica e anche il personale: alcuni nostri dipendenti, dimostrando senso di responsabilità, hanno annullato le ferie". Ma quanto potrebbe durare questa situazione eccezionale? “Difficile dare una risposta: c’è il rischio che il pieno di spesa e le derrate stipate in casa, portino successivamente a un sensibile calo delle vendite”.


Verdure confezionate prese d'assalto in un Esselunga

“Quella di domenica è stata una giornata molto particolare - commenta Michele Calisesi, direttore vendite di Arca-Selex in Emilia-Romagna - gli scaffali sono stati presi d’assalto e messi a dura prova un po’ in tutti  i settori merceologici. E stamani (ieri per chi legge ndr) è iniziata come era finita ieri. Ci stiamo attrezzando per aumentare gli acquisti, anche il numero dei collaboratori al lavoro è più elevato del solito. Servono più scorte nei Cedi e più risorse umane. Dall’inizio della mia avventura professionale, è la  prima volta che succede una cosa del genere”. L'aumento delle vendite e dei conseguenti ordini (“soprattutto nelle città”) è stato rilevato, nel Nord Ovest del Paese, anche anche da Giovanni Sansone di Dimar-Selex.

Impennata delle vendite nei supermercati del gruppo Conad nelle zone interessate dall'emergenza coronavirus in Italia, ossia bassa Lombardia ed Emilia, nelle zone di Parma e di Piacenza. In quelle aree, riferisce il gruppo all'Adnkronos, le vendite hanno registrato un aumento del 20-25% nel weekend. Nelle altre aree del Paese non si sono registrati impatti rilevanti.


Sono molti i punti vendita del Nord Italia che hanno terminato anzitempo frutta e verdura

"A nome di tutte le imprese di Gruppo VéGé, che rappresentano oltre 3.500 supermercati in tutta Italia, mi sento di poter rassicurare i nostri clienti, ma più in generale tutti i cittadini italiani, che non sussistono assolutamente problemi di scarsità di beni", dice Giorgio Santambrogio, Ad del Gruppo. "Tutta la distribuzione è preparata, i magazzini sono pieni ed il flusso logistico con i fornitori è nella norma. Il ripristino delle scorte, nonostante l’incremento delle vendite del 50%, è continuo e quindi occorre evitare scene di panico davanti agli scaffali nei supermercati".
E aggiunge: "In tutti i nostri punti di vendita, i prezzi dei prodotti di prima necessità sono rimasti inalterati e così rimarranno, anzi aumenteremo la pressione promozionale".

Esselunga ha affrontato un aumento significativo e inaspettato della domanda, a causa della diffusione del coronavirus – commenta Sami Kahale, Ceo di Esselunga - Negli ultimi due giorni, abbiamo gestito in modo efficiente questo incremento improvviso e siamo riusciti a soddisfare un livello di domanda pari a più del doppio del normale. Anche oggi (ieri per chi legge) - prosegue - abbiamo assistito allo stesso aumento di richieste che abbiamo soddisfatto. Non ci sono carenze di prodotti nei nostri magazzini e non prevediamo di averne. Desideriamo pertanto rassicurare i nostri clienti sulla continuità del servizio e di conseguenza invitiamo ad acquistare quantitativi solo per le normali esigenze di consumo. La sfida più grande è quella di accelerare il rifornimento degli scaffali, pertanto abbiamo in atto un piano straordinario: per esempio oltre 150 persone della sede si sono rese disponibili a supportare i colleghi impegnati nei negozi. Le nostre operazioni stanno proseguendo nel migliore dei modi, nonostante le circostanze”, conclude Kahale.

La vicepresidente di Confcommercio e numero uno della filiera alimentare (Confali) della confederazione, Donatella Prampolini, intanto rassicura: "Nessun problema per le scorte di magazzino dei supermercati nel Lodigiano e nel Piacentino, zone rosse del coronavirus. Sono inoltre già state attivate consegne extra per rifornire i punti vendita. Abbiamo riorganizzato i turni e le risorse di personale per far fronte all'emergenza anche per l'assenza obbligata dei dipendenti della zona rossa”. L'ordinanza sulla quarantena prevede infatti la chiusura di tutte le attività commerciali ad eccezione di quelle che vendono prodotti di prima necessità.

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