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mercoledì 11 marzo 2020


Manodopera e droplet nei campi, produttori preoccupati

L’agricoltura non può fermarsi. Ed è preoccupata. Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, vede molte criticità nell'applicazione al settore primario delle misure governative per la tutela dal coronavirus: “Ci sono lavori che richiedono immediatezza e risposte non differibili: a due settimane dall’avvio dei primi interventi manuali nei frutteti, a partire dal diradamento dell’albicocco in Romagna e, a seguire, tutte le altre operazioni colturali, manca la manodopera. Per dare inizio all’attività agricola – continua Bonvicini - abbiamo bisogno di migliaia di lavoratori stagionali, in gran parte provenienti dai Paesi dell’Est Europeo, che però adesso potrebbero dirigersi altrove a causa del Covid-19. Quindi occorre reperire soprattutto maestranze locali, ma sarà difficile, nel pieno dell’emergenza sanitaria in atto".
 
E poi ci sono una seri di incognite e quesiti che, per il momento, restano sospesi per aria: “I macchinari per trapiantare le piantine di pomodoro da industria non consentono di rispettare la regola del droplet, la distanza di almeno un metro tra le persone”, afferma il presidente regionale di Confagri Emilia Romagna. “Come procedere al fine di tutelare le numerose imprese attive da Piacenza a Ferrara fino a Bologna? Mantenere lo spazio di sicurezza risulta arduo pure nelle potature, oppure all’interno di serre e vivai. Servono soluzioni operative in tempi rapidi”.



“Sulle misure per l'agricoltura, a partire dal droplet, la situazione è ancora poco chiara”, aggiunge Donato Fanelli, produttore pugliese di uva da tavola. Mentre Massimo Pavan, amministratore di Pef Srl, getta acqua sul fuoco: “Nelle serre, ad esempio quelle dei pomodori, tenere la distanza minima è possibile, non dobbiamo fare terrorismo mediatico”, dice. 

Sul tema della manodopera nei giorni scorsi aveva lanciato l’Sos anche Cristian Moretti direttore generale di Agrintesa: “I lavoratori stagionali non sanno se potranno venire alla riapertura delle campagne, a primavera inoltrata", ha spiegato a Il Sole 24 Ore. "Un po' hanno paura e un po' temono, una volta arrivati in Italia, di non poter più rientrare nei Paesi d'origine. Tra i lavoratori stagionali gli stranieri sono ormai il 60-70% e fra di loro i rumeni sono una quota importante. Non voglio nemmeno pensare a dovermi attrezzare per trovare una alternativa”.

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