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venerdì 20 marzo 2020


Fragole, settimana nera: «Comprate italiano»

Una settimana nera, tra merce invenduta e prezzi ritoccati al ribasso per cercare di salvare il salvabile. Dopo sette giorni su buoni livelli - in concomitanza con gli assalti dei supermercati da parte della cittadinanza e il conseguente boom di ordini - dalla fine della scorsa settimana il mercato delle fragole è bloccato. "Una situazione per certi versi inspiegabile - commenta Pietro Ciardiello di Coop Sole, coordinatore del comitato di prodotto dell'organismo interprofessionale Ortofrutta Italia - ci ritroviamo nei campi e nei magazzini ingenti quantitativi di prodotto di buona qualità che non riusciamo a collocare. Fino a sabato 14 marzo le cose sono andate bene, poi da lunedì abbiamo assistito a un brusco rallentamento. Le quotazioni sono scese, ma non è servito per il rilancio".



La situazione è oggettivamente difficile ma Ciardiello guarda avanti con una certa fiducia e lancia un ideale appello: "Confidiamo che la settimana prossima il mercato riparta. Ma in questo momento così delicato, in cui tutti stanno cercando di fare la loro parte, c'è ancora tanto, troppo prodotto straniero in giro. Lo dico senza giri di parole: spostiamoci sul prodotto italiano, ordiniamo e compriamo italiano".



Giacomo Galdiero (a destra nella foto sopra), Ad di Aop Luce, che produce le varietà Sabrina, Fortuna e Melissa sempre nell'areale campano, conferma come la situazione sia oltremodo pesante: "La settimana scorsa il trend era stato positivo poi, complice l'aumento produttivo e soprattutto il calo di affluenza di persone nei punti vendita, è cominciata la fase di crisi. Abbiamo tagliato i prezzi di 80 centesimi in pochi giorni, passando da 2,80 a 2 euro il chilo ma la domanda non ha reagito. Sarà perché si tratta di un prodotto altamente deperibile, sarà perché è un acquisto d'impulso e la gente va a fare la spesa quando è indispensabile, lista alla mano, ma si è fermato tutto". "E’ un prodotto molto costoso alla produzione che concentra la campagna in un paio di mesi - conclude Galdiero - speriamo in un cambio di rotta perché altrimenti le perdite sarebbero difficilmente recuperabili". 



Di "settimana allucinante" parla, senza mezzi termini, dalla Sardegna, Salvatore Lotta. "Gli italiani adesso si muovono meno e comprano meno - annota il direttore commerciale di Agricola Campidanese - probabilmente hanno preso coscienza della reale portata del problema Coronavirus e della pericolosità della situazione. Dopo l'exploit della settimana precedente, domenica e lunedì scorsa le catene distributive hanno venduto poco nulla e, di conseguenza, non hanno fatto ordini. Martedì piccola ripresa, ma poca cosa per un prodotto come la fragola che necessita di programmazione". In picchiata i listini, giù del 40-50%. L'auspicio è che nei prossimi giorni il mercato riprenda fiato.



“Flessione per quanto riguarda gli ordini e conseguente calo di prezzo: il comparto fragola avverte i forti contraccolpi dell’emergenza sanitaria in atto nel Paese”, commenta in una nota stampa Andrea Badursi di Asso Fruit Italia. "Sembrerebbe che la grande distribuzione italiana prediliga il prodotto proveniente dall’estero. In un momento di forte identità nazionale penso che si debba dare priorità al prodotto e ai produttori italiani considerato soprattutto che la maggior parte dei mercati rionali risultano chiusi”.  

“Altre criticità sono la naturalizzazione del prodotto e l’Italian sounding: il rischio infatti è quello di trovare nei supermercati fragole prodotte in altri Paesi e presentate al consumatore come prodotto italiano. Purtroppo - aggiunge - il fenomeno come è tristemente noto è latente ma in questa fase può amplificarsi e produrre danni enormi. Confidiamo nel lavoro incessante delle autorità preposte e le invitiamo a infittire la sorveglianza soprattutto nei porti di arrivo, in primis Brindisi e Bari".

"La Basilicata - conclude Badursi - vuole continuare a mantenere il primato come primo produttore in Italia: serve però che l’intero indotto economico non subisca danni irreparabili con tutte le conseguenze deleterie sui livelli occupazioni e la tenuta sociale delle aree interessate”. 

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