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venerdì 20 marzo 2020


Funghi di Treviso si adegua ai nuovi trend

Pienamente operativa e all’avanguardia nell’implementazione delle misure di sicurezza connesse all’emergenza coronavirus - adottate prima dell’entrata in vigore dei Dpcm dei giorni scorsi - Op Consorzio Funghi di Treviso modifica parzialmente le strategie ma si conferma punto di riferimento importante della filiera. 

Il processo produttivo - spiega il presidente dell’Op Romeo Fuser - parte dal compost e prosegue quindi nelle fungaia; servono 6 settimane per preparare il substrato e altre 3 per la raccolta. Negli ultimi tempi i carichi di compost sono stati rivisti per calibrare i volumi in relazione alla disponibilità di forza lavoro, lievemente calata e ai mutati trend dei canali di riferimento.


Romeo Fuser

Le prime avvisaglie Funghi di Treviso le ha avvertite oltre un mese fa, quando alcuni raccoglitori di funghi, di origine cinese, consapevoli della situazione nel proprio Paese, si sono volontariamente messi in quarantena. “E’ stato allora che abbiamo deciso di partire subito con una sanificazione diffusa delle fungaie e dei luoghi di lavoro, acquistando mascherine, di cui abbiamo ingenti scorte e tutto il materiale necessario per lavorare all’insegna della massima sicurezza. Sono poi stati predisposti turni per la raccolta che consentono un adeguato distanziamento dei lavoratori. E le mosse funzionano, se è vero che nessuno, tra i circa 500 lavoratori impegnati all’interno delle 15 aziende associate, nella cooperativa di Istrana e nello stabilimento di lavorazione di Roma, è positivo al virus”.

Tutte le richieste dei clienti vengono evase ma lo scenario, complesso, presenta luci e ombre: “Abbiamo registrato un calo ingente di vendite nei Mercati all’ingrosso di tutta Italia, che valgono il 40% circa del nostro fatturato, mentre la Gdo, che rappresenta un altro 40%, ha messo a segno numeri strabilianti la scorsa settimana per poi rientrare nei ranghi in questa. Il restante 20% del nostro business è destinato alle industrie conserviere che riforniscono il retail”.  L’Op fornisce funghi, sia freschi che cotti, alle industrie alimentari che poi provvedono a trasformarli in prodotti a lunga conservazione.



“Stiamo rimodulando le produzioni sulla base del nuovo trend - aggiunge Fuser - ma vedremo gli effetti tra due-tre settimane. Purtroppo il prodotto che immagazziniamo si carica dei costi della produzione e non beneficia della vendita. Né la Cooperativa né la gran parte delle aziende socie, inoltre, rientrano tra le imprese che possono beneficiare dell’esenzione dei contributi. E a fronte di un calo di vendite stimabile tra il 40 e il 50% e prospettive incerte, è logico essere preoccupati. In ogni caso noi ci siamo e, ripeto, siamo in grado di rispondere al meglio alle richieste di nuovi e vecchi clienti”. 

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