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Ortofrutta confezionata lunedì 23 marzo 2020


Il prodotto preconfezionato corre durante l’emergenza

Nelle scorse settimane gli italiani hanno preferito i prodotti ortofrutticoli confezionati all’origine, tanto che per le referenze di base - più di frequente acquistate sfuse - l’incidenza dell’impaccato sugli acquisti a quantità è aumentata del 35%, portando la percentuale sul totale vicina al 40%. E’ quanto evidenzia il Monitor Ortofrutta di Agroter con il suo nuovo Quick Service, la ricerca nata per monitorare settimanalmente i fondamentali del consumo di ortofrutticoli al tempo del Coronavirus (clicca qui per maggiori informazioni).
 
Se un po’ tutti scrivono che l’emergenza ha stravolto le abitudini degli italiani, evidenziando qualche roboante incremento o drammatico crollo della domanda sulla base delle testimonianze di singole imprese, analizzare l’evoluzione dei consumi di ortofrutta a livello complessivo e per i principali prodotti è un altro paio di maniche, considerando che vi è una forte frammentazione dell’offerta, una larga fetta delle vendite è a peso variabile e vi è ancora una significativa presenza del dettaglio tradizionale.

Si tratta però di informazioni di vitale importanza per le imprese al fine di orientarsi di fronte agli attuali repentini cambiamenti della domanda, ma che richiedono strumenti di analisi sofisticati, in grado di correlare i dati scanner provenienti dalle casse della distribuzione moderna con le dichiarazioni di una quota rappresentativa dei responsabili acquisto, per ponderarle poi con le quote detenute dai vari canali di distribuzione.

Pane per il Monitor Ortofrutta di Agroter (clicca qui per maggiori informazioni), che dal 2006 analizza, in partnership con i leader nelle ricerche di mercato a livello internazionale, i consumi e i comportamenti d’acquisto per l’ortofrutta su base trimestrale, recentemente arricchiti di un dettaglio settimanale, più rispondente alle dinamiche del momento.

Monitor Ortofrutta Agroter

Il Quick Service, infatti, evidenzia che nelle scorse settimane sono stati i kiwi a fare il balzo più significativo nella quota di prodotto confezionato venduta, quasi 17 punti in più, mentre fra le orticole spiccano le zucchine, che crescono di 16 punti, portando la percentuale acquistata confezionata da poco più dell’11% al 28%. Tutti i prodotti sono cresciuti a due cifre, escluse patate e carote, già vendute in gran parte confezionate.

A livello geografico, significativo l’incremento di quasi 20 punti delle banane nel Nord Ovest, che fanno pendant con i 20 punti delle mele nel Sud e nelle Isole, da comparare – per avere un termine di paragone – con i 22 punti sviluppo dei salumi preconfezionati avvenuto al Centro.

Segnali importanti, considerando che solo i primi 10 prodotti ortofrutticoli in vendita in questo momento per quantità, la maggior quota di confezionato vale qualcosa come 230.000 tonnellate di prodotto se proiettiamo i dati di queste ultime settimane su base annua (clicca qui per maggiori informazioni). Significa dunque necessità di maggiore capacità di confezionamento e di più confezioni disponibili - ma anche di manodopera - che però si scontrano pesantemente con la situazione in essere e con quella in divenire. Su questi elementi, in ogni caso, sarà necessaria un’attenta analisi di fattibilità, per scongiurare il rischio che il consumatore prediliga nel breve periodo - ma anche nel medio - altri prodotti più pratici da acquistare penalizzando l’ortofrutta.

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