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venerdì 27 marzo 2020


Op, è polemica sul numero minimo dei soci

Qual è il numero minimo di soci per formare un’Organizzazione di produttori? L’argomento ha sempre sollevato una certa polemica, soprattutto in queste ultime ore.
Sembra infatti che sia in circolazione una bozza di decreto ministeriale mirata a ridurre il numero minimo di soci per ogni singola Op, più precisamente a dieci soci per ogni Op di quarta gamma o prima gamma evoluta.

In attesa di eventuali modifiche, non tardano i commenti delle organizzazioni del settore. Come quello di Coldiretti Campania, che chiede alla Regione Campania di intervenire nell’imminente Conferenza Stato Regioni e nei confronti del Ministero dell’Agricoltura per innalzare il numero minimo dei soci per il riconoscimento delle Op fissato in 15 componenti.

In Campania ci sono 30 organizzazioni di produttori ortofrutticoli, su un totale nazionale di 300. Ma mentre la media nazionale dei soci è 1.000, in Campania è 160. Sono troppe le Op che evidentemente abbassano la media, stando sulla soglia minima richiesta. Un sistema di questo tipo non è più sostenibile, soprattutto oggi. Sugli scaffali dei supermercati i prodotti stranieri, dalle fragole alle arance dalle mele alle verdure, sono tantissimi. Ed è paradossale che i nostri agricoltori siano costretti a buttare via frutti invenduti perché non riescono a farli arrivare alla grande distribuzione. 

“La Regione – informa Coldiretti Campania – ha riunito lo scorso 28 febbraio presso l’Assessorato all’Agricoltura le Organizzazioni dei Produttori per condividere una posizione di modifica della norma vigente (Decreto n. 8867 del 13 agosto 2019). Le parti, pur se con difficoltà, hanno già trovato un primo punto d’intesa su cui occorre lavorare”. 
“Da molti anni – sostiene Coldiretti – tutti gli attori della filiera ortofrutticola sostengono la necessità di favorire l’aggregazione dell’offerta in organizzazioni di produttori ed in particolare di potenziarne il ruolo e le capacità anche attraverso una loro crescita dimensionale”.

Sul tema è intervenuto anche Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale di Coldiretti: “Nel pieno dell’emergenza, c’è ancora chi gioca al ribasso sulle organizzazioni dei produttori per difendere strutture sostanzialmente familiari, che poco hanno a che fare con lo spirito cooperativistico. Nella tempesta economica di questi giorni emerge in tutta la sua debolezza l’approccio del piccolo cabotaggio”. 
“Questa crisi epocale ci deve far capire – conclude Masiello – che solo l’aggregazione e la filiera possono creare valore aggiunto e dare forza all’agricoltura. Pertanto chiediamo alla Regione Campania di combattere al nostro fianco in questa direzione, innalzando il numero minimo dei soci per costituire una OP e sostenendo il consumo di prodotti agroalimentari italiani”.

Coldiretti, attraverso i suoi rappresentanti, ha avanzato alla ministra Bellanova ed agli uffici regionali una serie di richieste di flessibilità degli strumenti già a disposizione delle Op, ed anche la richiesta di una serie di strumenti straordinari, che non necessitano per partire di risorse aggiuntive. Si chiede la possibilità di ricorrere a misure come quelle svolte nella crisi del 2011 (escherichia coli), quali la mancata raccolta in alternativa ai ritiri dal mercato.

Fonte: Coldiretti Campania


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