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lunedì 30 marzo 2020


Gelate, il bilancio in Emilia-Romagna e Veneto

Affiorano in maniera preoccupante i danni lasciati dalle gelate dei giorni scorsi. "Oltre alla pesante perdita di produzione frutticola di cui stiamo verificando l’entità zona per zona, stando al fianco dei nostri produttori - osserva il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini - sarà drastico l’impatto sull’indotto anche a valle e a monte della filiera e soprattutto in termini di giornate di lavoro perse nelle operazioni colturali dal diradamento dei frutti alla raccolta e a seguire nelle successive attività di pre e post confezionamento del prodotto, con evidenti disastrose ricadute sulla tenuta sociale ed economica. Da una stima prudenziale – prosegue il presidente dell’organizzazione agricola – i danni derivanti dalla mancata occupazione si attestano intorno ai 37 milioni di euro nel comparto albicocche; 78 milioni nelle pesche e nettarine; 12 milioni nelle susine e 5 nelle ciliegie, ovverosia le specie più colpite dall’improvvisa massa di aria fredda".

Dalla Val D’Arda, nel piacentino, a Rimini se n’è andato gran parte del raccolto 2020 di drupacee. "Ma si rilevano perdite notevoli anche nel comparto delle pomacee - aggiunge Albano Bergami, presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Emilia Romagna – le temperature registrate, con punte fino a –6° e in alcuni areali per dodici ore consecutive, hanno provocato danni significativi tali da compromettere le rese delle varietà di mele maggiormente coltivate nel nostro bacino produttivo: Gala, Pink Lady e soprattutto Fuji. Nei casi più estremi neppure la pericoltura è stata risparmiata dall’ondata di gelo che ha danneggiato in particolar modo – precisa il produttore ferrarese – le varietà Abate Fetel, William e Santa Maria nella parte inferiore della pianta". 
 
Nel modenese e reggiano, la perdita di produzione nel pesco, albicocco e susino cino-giapponese è quasi totale; da verificare invece le ripercussioni sulle varietà europee di susino. Le ciliegie: male per le precoci e medio-precoci mentre bisogna valutare l’effetto sulle tardive. Le pere delle varietà Abate Fetel e William rosso sono state danneggiate nella parte bassa della pianta, dove si stima il 30% di prodotto in meno. Si temono danni anche a posteriori nella fase di formazione del frutto, che ne precluderebbero la commercializzazione; questo vale persino nelle coltivazioni di fragole sotto serra a causa degli eccessivi sbalzi termici. Timori anche per i vitigni della zona pedecollinare dove la ripresa vegetativa è anticipata. Sono invece certi oramai i danni arrecati ai nuovi impianti viticoli.

Nel comparto ferrarese delle albicocche si ipotizza un crollo di Plv vicino al 90%; seguono le susine e le ciliegie nella scala delle specie più danneggiate, infine le pesche. È stata duramente colpita anche la produzione di mele Gala e Fuji e di pere Santa Maria e Carmen. Il gelo si abbattuto anche sulle piantine di bietole.

Giù la produzione di albicocche con perdite fino al 90% nell’Imolese, in provincia di Bologna, dove pure il kiwi ne è uscito malamente. I danni ai frutteti (dai peschi ai susini, perdite anche oltre il 50%) sono diffusi fino alla Valsamoggia; quelli sull’areale bieticolo saranno stimati nei prossimi giorni.  

Per le albicocche del Ravennate è previsto un crollo di Plv vicino all’80%, nelle susine dal 60 all’80% e nelle pesche e nettarine intorno al 50-60%. Giù il raccolto del 60% nel kiwi giallo e del 40% nel verde. Mancherà inoltre il 5% della produzione di kaki.

Nel territorio di Forlì, Cesena e Rimini si stima che le albicocche e susine siano compromesse per l’80% e le nettarine per il 65%. Ma i danni consistenti ci sono anche su piante con le gemme pronte (pomacee e kiwi, specialmente quello giallo) e sulle orticole.

I frutticoltori cominciano a fare i conti delle perdite subite nelle campagne a causa del brusco calo delle temperature andate abbondantemente sotto lo zero nella notte tra il 23 e il 24 marzo, provocando danni ingenti in molte zone della provincia. I danni maggiori si registrano nelle zone di pianura, dove gli alberi da frutto erano in fase di fioritura avanzata grazie anche alle temperature miti di fine febbraio e marzo.

“Non ci bastava il coronavirus, con tutte le problematiche annesse – sospira Francesca Aldegheri, referente di giunta di Confagricoltura Verona per il settore frutta. “Con questa gelata la produttività dei frutteti sarà notevolmente compromessa. Nell’Est e Basso Veronese ci sono danni importanti sulle drupacee, in particolare sulle albicocche per le quali prevediamo l’80 per cento di perdita. Per quanto riguarda le ciliegie è presto per fare una stima, ma aprendo le gemme che erano fiorite il danno è evidente. Verso il Basso Veronese i danni importanti ci sono sui kiwi, che presentano molti germogli avvizziti. Perdite, anche se limitate rispetto a quella delle drupacee, ci saranno anche sulle mele. Il fiore centrale, da cui nasce il frutto più bello, è bruciato sia nelle Gala che nelle Pink Lady, le mele precoci”. La percezione dei danni non c’era stata nell’immediato, ma era prevedibile: “A Belfiore siamo andati a quasi meno 4 gradi nella notte tra lunedì e martedì scorsi”, rimarca Aldegheri.

Negli ultimi anni le gelate e il freddo anomalo sono diventati una costante, anche a causa dei cambiamenti climatici L’anno scorso, in maggio, il freddo e la tempesta pregiudicarono fortemente la stagione dei seminativi. Nel 2018, sempre in maggio, pioggia e maltempo flagellarono albicocche, ciliegie e kiwi. Nell’aprile del 2017 furono i vigneti a subire perdite importanti a causa delle temperature sottozero, con danni estesi a tutta la provincia.

Fonte: Ufficio stampa Confagricoltura Emilia-Romagna e Confagricoltura Verona
 


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