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lunedì 30 marzo 2020


Covid-19, la meccanica agricola si ferma

I costruttori di macchine per l’agricoltura si fermano: le realtà del comparto, infatti, sono rimaste escluse dall'ultima revisione dei codici Ateco per le attività ritenute essenziali. C'è chi ha lavorato fino a sabato scorso, c'è chi ha scritto al Prefetto per chiedere la deroga, c'è chi si adeguato e questa settimana stopperà completamente la produzione.

Ma nel bailamme di annunci e codici, nel settore si è generata parecchia confusione: la linee di produzione devono essere fermate, ma le riparazioni possono proseguire e i ricambi possono essere spediti. Insomma, uno stop a metà.



"L’elenco dei nuovi codici Ateco stilato dal Mise - commenta il presidente di FederUnacoma, Alessandro Malavolti - esclude di fatto dalle attività ritenute essenziali le nostre produzioni, unico caso in Europa, ponendo un segmento produttivo da 11,4 miliardi di fatturato in gravissima difficoltà".

In questo periodo dell’anno - fa sapere l'associazione - sono molti gli ordini in corso di ricambi e macchine, in particolare quelle stagionali come le seminatrici, le tante attrezzature per la lavorazione del terreno, le macchine per la raccolta, le macchine per i trapianti che, in particolare, avviano adesso la stagione agraria per la produzione di tanti nostri alimenti. Tutto quello che nei supermercati non si vede ma che è indispensabile a monte della filiera agro-alimentare e la cui possibile difficoltà di reperimento potrebbe rendere ancora più critica l’attività di molte aziende agricole.



Impossibile per FedeUnacoma pensare che il blocco imposto possa andare oltre il 3 aprile: la Federazione auspica quindi un confronto urgente con le parti politiche competenti per ripristinare, dopo questa data e secondo una gradualità adeguata, le produzioni delle aziende associate.

“C’è molta incertezza tra le aziende, non si capisce chi può tenere aperta la propria attività e chi invece sarà costretto a chiuderla - spiega a Italiafruit Massimo Lucchini di Idromeccanica Lucchini - Noi ad esempio, secondo il nostro codice Ateco, rientriamo nel settore metalmeccanico che dovrebbe obbligatoriamente osservare un periodo di chiusura. Allo stesso tempo, la nostra attività è di vitale importanza per gli addetti al settore agricolo che non possono permettersi una pausa proprio ora. Per questo motivo abbiamo interrogato la nostra Prefettura per ottenere una conferma: ancora non sono arrivate risposte ma dovrebbe vigere il principio di silenzio assenso”.



“Non si tratta di tornare alla normalità – continua l'imprenditore – ma almeno di essere in grado di rispondere alle emergenze e di evadere gli ordini. Tant’è che adesso i dipendenti che lavorano in azienda sono solo il 20% del totale, compresi quelli in smart working: l’obiettivo principale è tutelare la salute, lo stesso motivo per cui in azienda utilizziamo tutti meticolosamente i dispositivi di protezione”.

Nella speranza di uscire il prima possibile da questa situazione, Lucchini fa un ragionamento sul futuro della sua azienda, lanciando un appello a tutto il settore. “Ora si tratta di combattere – dice – ma quando tutto sarà finito, sapremo affrontare la normalità? Non so se gli aiuti statali saranno sufficienti per rialzarsi, anche per un’azienda come la nostra che gode di ottima salute. Ma i problemi non saranno tanto sul panorama italiano, bensì su quello internazionale. Se tutte le aziende italiane riceveranno gli stessi aiuti, il punto di partenza sarà il medesimo: sarà una situazione difficile ma con molta probabilità il mercato si riprenderà. Una cosa molto diversa avviene se ci rapportiamo con l’estero: se commercio con uno Stato che ha riservato alle sue aziende maggiori aiuti, ci ritroviamo ad armi impari ed inevitabilmente sarà la mia azienda a rimetterci”. 

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