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lunedì 6 aprile 2020


Sospetto Covid-19 in azienda? Ecco cosa fare

Che cosa si deve fare se un proprio collaboratore manifesta i sintomi di Covid-19 mentre è al lavoro? E' stata una delle domande a cui ha risposto l'avvocato Gualtiero Roveda, consulente di Fruitimprese, durante una diretta Facebook con il deputato romagnolo Marco Di Maio dedicata al mondo dell'ortofrutta, che si è tenuta venerdì scorso.



"Le imprese sono molto attente all'aspetto della sicurezza - la premessa di Roveda - Anche perché c'è piena coincidenza di interessi tra il continuare a produrre e la salute dei lavoratori". Le indicazioni scaturite dal protocollo tra Governo e parti sociali del 14 marzo scorso, spiega l'esperto, "sono precise e il documento è equilibrato. Viene indicato di tenere chiusi i reparti non produttivi, di agevolare il lavoro da casa, raccomanda il rispetto delle distanze e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Certo, restano sul campo tutta una serie di problematiche, a partire dall'uso dei Dpi: le mascherine, per esempio, non si trovano. Se un lavoratore ha una temperatura superiore ai 37,5°C non può entrare in aizenda. Se durante la giornata lavorativa manifesta sintomi compatibili col coronavirus, deve subito comunicarlo all'ufficio personale, che provvederà all'isolamento del soggetto e il datore di lavoro dovrà registrare tutti i contatti stretti avvenuti con questo lavoratore. Se dai successivi test si scopre che la persona era positiva, allora gli altri operatori entrati in contatto con lui andranno in una sorta di quarantena preventiva, dove saranno attentamente monitorati per verificare eventuali sviluppi legati al Covid-19".



Il coronavirus ha impattato anche sulla manodopera disponibile. Quest'anno sarà più difficile trovare gli stagionali: l'avvocato Roveda ricorda come gli extracomunitari che sono tornati al loro Paese non arriveranno in Italia. Poi ci sono i lavoratori comunitari, specialmente dai Paese dell'Est Europa, che difficilente verranno in Italia per la campagna. "In molte aree dovrebbe mancare manodopera, ma in altre dove ci si preoccupava di questo fattore, ora in ragione delle ultime gelate c'è il problema opposto", commenta il consulente di Fruitimprese, cioè quali ammortizzatori sociali attivare per sostenere i dipendenti. Tra le ipotesi in ballo per recuperare manodopera c'è anche l'impiego dei richiedenti asilo, "una scelta eticamente corretta e anche i datori di lavoro sono favorevoli a una soluzione di questo tipo", conclude Roveda.

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