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giovedì 30 aprile 2020


Vespa samurai, il cronoprogramma dei lanci

L’Italia si prepara a dare avvio al più grande progetto di lotta biologica che sia mai stato tentato prima con l'obiettivo di lungo termine di riportare a livelli "accettabili" la popolazione di cimice asiatica (Halyomorpha halys) attraverso la diffusione controllata nell'ambiente della vespa samurai (Trissolcus japonicus), suo antagonista naturale quasi invisibile a occhio nudo (è lungo non più di due millimetri).

Nel piano nazionale di lotta biologica classica rientrano 13 Regioni e province autonome colpite dalla cimice asiatica che, negli ultimi mesi, hanno condiviso i criteri per immettere la vespa samurai in 712 siti di lancio che saranno distribuiti soprattutto nelle reti ecologiche (siepi, vegetazioni di argini, filari alberati, fasce boscate, ecc.) adiacenti a frutteti e campi coltivati, in quanto zone verdi non sottoposte a trattamenti antiparassitari di alcun genere.

“I servizi fitosanitari delle Regioni e del Mipaaf, il Crea e varie istituzioni scientifiche di eccellenza ed Università sono pronti ad avviare il progetto di lotta biologica elaborato dal Tavolo Tecnico nazionale per il controllo della cimice asiatica”, ha spiegato Federico Pio Roversi, direttore del Crea Difesa e Certificazione durante il webinar “Programma regionale di contrasto alla cimice asiatica: lotta biologica con il Trissolcus japonicus”, organizzato ieri dalla Regione Emilia-Romagna. “Per dare il via alle immissioni dell’insetto antagonista - ha ricordato - manca solo il parere positivo del ministero all’Ambiente (Mattm) allo studio che abbiamo ultimato sull’analisi del rischio ambientale collegato alla vespa samurai. Una approvazione che, auspico, possa arrivare entro l’inizio di giugno”.



Trecento siti di lancio, il 42% del totale nazionale, riguardano la sola Emilia-Romagna, dove “nel 2020 verranno impiegati circa 66mila individui di Trissolcus japonicus” secondo quanto spiegato da Stefano Boncompagni, direttore del Servizio fitosanitario regionale. “Nel nostro territorio, le vespe samurai saranno introdotte in zone di pianura e collina all’interno di siti distanti tra loro dai 5 ai 20 chilometri. I momenti di lancio saranno due, distanziati di 20 giorni come stabilito dal Tavolo Tecnico: il primo è previsto per metà giugno, il secondo per metà luglio”, ha precisato.

Per ogni sito di rilascio e data di intervento, come ha illustrato Luca Casoli, direttore del Consorzio fitosanitario della provincia di Reggio Emilia, “si dovrà provvedere a liberare 100 femmine con presenza di almeno un ulteriore 10% di maschi; in casi eccezionali, definiti dai Servizi fitosanitari regionali, sarà comunque possibile intervenire con un numero di esemplari superiore, fino a 500 femmine per singolo lancio. Ai fini dell’efficacia dei rilasci saranno inoltre effettuati controlli pre e post rilascio”. 



I primi nuclei del Trissolcus japonicus saranno prelevati in questi giorni dal Crea di Firenze, unico laboratorio autorizzato in Italia per la riproduzione dell’insetto, per essere poi affidati a quattro centri di moltiplicazione presenti in Emilia-Romagna. Si tratta dell’Università di Bologna e di quella di Modena e Reggio Emilia e di due centri di saggio: il Centro agricoltura e ambiente e Agri 2000. Queste quattro strutture per tutto l’inverno hanno raccolto e immagazzinato migliaia di uova di cimice che saranno “inseminate” con quelle della vespa samurai per far nascere gli adulti del Trissolcus japonicus.

In Emilia-Romagna, come in altre aree del Nord Italia, Trissolcus japonicus è già presente e in fase di diffusione a seguito di introduzione accidentale. Il numero degli esemplari che sarà lanciato è molto inferiore rispetto alla popolazione di Halyomorpha halys, pertanto sarà necessario tempo affinché il parassitoide possa insediarsi stabilmente e raggiungere livelli tali da ridimensionare in maniera netta le popolazioni di cimici asiatiche. Se tutto andrà bene, come si spera, tale riduzione sarà progressiva e diffusa sul territorio nazionale, anche se per ora è difficile prevedere i tempi necessari per il conseguimento dei risultati. 



"La lotta biologica dovrebbe ipoteticamente dare effetti concreti nel giro di tre o quattro anni”, ha evidenziato Massimo Bariselli, fitopatologo ed esperto del Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna. “Il tempo, in ogni caso, dipenderà da quanto saremo bravi a far sopravvivere le vespe samurai nelle reti ecologiche attorno a frutteti e coltivazioni. Gli agricoltori italiani, pertanto, non devono cambiare il proprio approccio, ma devono continuare a fare la migliore difesa attiva (attraverso insetticidi) e passiva possibile contro l'asiatica. Occorre seguire - suggerisce Bariselli - settimanalmente i bollettini fitosanitari e difendersi con le reti antinsetto, le quali rappresentano uno strumento imprescindibile per limitare gli attacchi di cimice asiatica. Per aiutare le aziende a dotarsi di reti protettive, la Regione ha emesso tre bandi, uno dei quali è in corso di istruttoria. Col nuovo regolamento 465/2020 nei Programmi operativi delle Op potrà essere finanziato l'acquisto di reti insetto ma anche l'attività di monitoraggio".

Alla webinar di ieri sono intervenuti, tra gli altri, Alessio Mammi, assessore dell’Agricoltura dell’Emilia-Romagna ("siamo già nelle condizioni di far decollare il piano", ha detto); Valtiero Mazzotti, direttore generale dell'assessorato Agricoltura della stessa Regione e la professoressa Lara Maistrello dell’Università di Modena e Reggio Emilia. 


Alessio Mammi

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