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venerdì 15 maggio 2020


Un «Rilancio» mancato

Nel decreto Rilancio c’è una dote di un miliardo e 150 milioni per l’agricoltura (di cui 250 milioni gestiti da Ismea per sostegno alle imprese come accesso al credito e altri 250 milioni per fondo indigenti gestiti dal volontariato laico e cattolico per acquistare quei prodotti horeca come Latte, carne, formaggi Dop, frutta e verdura) ma gli occhi del settore ortofrutticolo sono puntati sul problema, irrisolto, della manodopera.

La più delusa è Fruitimprese, che parla di soluzione “politica, non economica”: la regolarizzazione dei migranti prevista nel Dl Rilancio non soddisfa il presidente Marco Salvi che sottolinea come “la nostra sia una attività specializzata, che ha bisogno di professionalità, di capacità di gestire i prodotti, non di manodopera generica”. 

Il giudizio negativo, che si aggiunge a quelli già espressi da Coldiretti e Alleanza cooperative agroalimentari alla vigilia del Consiglio dei ministri decisivo di mercoledì trae origine dal fatto che  “le misure previste non danno le risposte immediate che ci attendevamo  in vista delle imminenti campagne estive di raccolta dell’ortofrutta”.

“Serve manodopera competente perché la natura ha i suoi tempi ed i suoi ritmi e far raccogliere e confezionare un prodotto ortofrutticolo da mani non esperte significa comprometterne irrimediabilmente la qualità, la salubrità e la sicurezza, oltre che creare un danno economico alle imprese ed alla collettività”, spiega Salvi. 



“Avevamo avanzato un pacchetto di proposte immediatamente attuabili di cui alcune a costo zero, per dare continuità ad un sistema consolidato che funziona e che negli ultimi 15-20 anni ha permesso di salvaguardare una economia basata sulla frutticoltura in tante zone del Paese che altrimenti sarebbe morta senza i lavoratori stranieri, in particolare rumeni e polacchi. Le nostre imprese conoscono questi lavoratori, sono già organizzate per accoglierli in villaggi, in strutture dedicate che funzionano già da anni”.
   
Fruitimprese aveva da tempo lanciato nelle sedi istituzionali alcune proposte, rimaste quasi totalmente inascoltate: la “quarantena attiva”, auspicata dai parlamentari europei De Castro e Dorfmann, per organizzare il ritorno agevolato, mediante la creazione di ponti aerei o ferroviari, della manodopera agricola dagli altri Paesi europei da porre in sorveglianza temporanea in strutture predisposte di concerto e con la collaborazione delle Autorità locali consentendo loro di operare  organizzati in piccole squadre che vivono e lavorano in isolamento dalle altre maestranze; la proroga dei permessi di soggiorno dei lavoratori extracomunitari attualmente impiegati e la regolarizzazione di quelli presenti sul territorio senza permesso di soggiorno che hanno già lavorato nel settore agricolo nel loro Paese di provenienza; la semplificazione del sistema dei voucher per consentire agli studenti di occupare utilmente i periodi di riposo ed agevolare il ritorno, anche momentaneo, al settore agricolo della manodopera italiana rimasta senza occupazione per la crisi degli altri comparti;  l’utilizzo in agricoltura del personale in cassa integrazione o di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, garantendo un rientro attivo nel mondo del lavoro; gli incentivi all’assunzione di personale a tempo determinato, come la fiscalizzazione dei contributi previdenziali fino al 31 dicembre 2020, che potrebbe consentire alle aziende di garantire alla manodopera proveniente dagli altri settori, un salario maggiore;
la creazione di un portale istituzionale a livello locale per favorire l’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, come avvenuto per il reperimento del personale sanitario, dove le aziende possano inserire le loro proposte.



“Le nostre imprese hanno affrontato in questa terribile emergenza sforzi enormi per rifornire i punti di vendita e al contempo per adeguare gli impianti aziendali agli standard sanitari legati alla pandemia da Covid-19 per tutelare la salute degli operatori”, conclude Salvi. “Sarebbe davvero un paradosso se adesso, dopo che la filiera ortofrutticola non ha mai smesso di lavorare e dopo che gli italiani l’hanno rivalutata come essenziale per la loro dieta, rischiamo di perdere i raccolti perché non riusciamo a reperire in tempi brevi la manodopera stagionale necessaria”.

Agrocepi, invece, pur rimarcando il ritardo per il varo del nuovo decreto del Governo, esprime un “giudizio complessivo di merito positivo per le tante misure di sostegno a famiglie e imprese e in particolare un plauso alla ministra Teresa Bellanova per gli interventi per il settore agroalimentare con più di un miliardo di euro per aiutare il comparto”. Agrocepi rileva che, con il decreto di marzo e quello odierno, si sono stanziate risorse ragguardevoli di 80 miliardi di euro per far fronte all'emergenza. E conclude appellandosi al governo affinchè il prossimo decreto preveda sburocratizzazione e semplificazione.

Soddisfatta, ma consapevole che ci sia ancora molto da fare, Fai Cisl la quale plaude alla regolarizzazione “da noi proposta a novembre scorso, ben prima dell’emergenza sanitaria e della mancanza di manodopera. Lo sappiamo - aggiunge il sindacato - che da sola non risolve le problematiche del mercato del lavoro agricolo, ma è una misura che per quanto parziale ci aiuta a contrastare lo sfruttamento e l’illegalità, a fare emergere tanta economia sommersa, e in questo momento anche a garantire maggiore sicurezza sanitaria. Ora si deve accelerare su quelle misure già discusse tra sindacati, parti datoriali e ministeri competenti, a partire dalla valorizzazione degli enti bilaterali agricoli territoriali, sulla scia di quelle buone pratiche che riescono a garantire sia un più efficiente incrocio tra domanda e offerta di lavoro che un capillare controllo sull’applicazione delle misure anti Covid19. Va poi potenziata la piattaforma digitale My Anpal, dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, così come vanno sostenuti accordi specifici per i corridoi verdi dedicati agli stagionali. Mentre rimarrebbe inutile e dannosa un’ulteriore estensione dei voucher, già previsti per studenti, disoccupati e pensionati: il problema della manodopera va risolto offrendo il lavoro dignitoso garantito dal contratto nazionale”.



Sul piano politico, dure le parole dal predecessore di Teresa Bellanova: "Un ministro che si commuove per aver ottenuto la regolarizzazione di clandestini mentre tanti lavoratori ancora oggi aspettano una concreta forma di sostegno è il mondo all'incontrario”, ha tuonato ieri il leghista Gian Marco Centinaio. “Qui di invisibile c'è soltanto lei, che si dimentica le sofferenze e le aspettative di un settore fondamentale come la nostra agricoltura. Oggi serviva la politica, i voucher, la riduzione del costo del lavoro per la filiera; ci ritroviamo invece col solito buonismo d'accatto di cui il Paese non sa che farsene". 

Ma nel Decreto Rilancio ci sono anche novità interessanti: considerata la particolare situazione di emergenza del settore agricolo ed il maggiore conseguente sviluppo di nuove pratiche colturali fuori suolo applicate alle coltivazioni idroponica e acquaponica, per le quali è necessaria valorizzazione e promozione, il Governo è stato delegato a definire, nel breve periodo, una loro specifica classificazione merceologica ai fini dell'attribuzione del codice Ateco. Un aspetto sottolineato con soddisfazione da Luigi Galimberti della startup Sfera Agricola.

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