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venerdì 5 giugno 2020


Brio: inizio d'anno positivo, impegno su più fronti

Brio, azienda del biologico appartenente al Gruppo Alegra continua a crescere e a rafforzare la propria presenza sia in Italia che all’estero. Per la realtà di Zevio (Verona) infatti, l’export rappresenta ormai il 50% del fatturato grazie ai rapporti commerciali instaurati e consolidati nel tempo con Germania, Olanda, Belgio, Paesi Scandinavi e alcune nazioni dell’Est Europa. “Il primo quadrimestre del 2020 può dirsi più che positivo – commenta Mauro Laghi (foto sopra) direttore commerciale di Brio - Rileviamo un incremento del 7% che conferma la positività della nostra strategia aziendale e ci permette di affrontare serenamente e positivamente l’estate. I prossimi mesi, infatti, si preannunciano complicati a causa della scarsa produzione di frutta in diverse zone del Paese causata da importanti quanto inattese gelate primaverili. In questo contesto, la scelta strategica di operare in diversi areali d’Italia ci permette non solo di ampliare il nostro calendario varietale, ma anche di far fronte ad annate come questa”.



“In prospettiva futura – prosegue Laghi - ci stiamo concentrando sui trend emergenti, in particolare in termini di bontà e gusto dei prodotti assicurandoci, nel contempo, che siano protetti da confezioni che ne garantiscano integrità e igiene, nel rispetto dell’ambiente. Questi obiettivi presuppongono un importante lavoro di selezione varietale che privilegi quelle maggiormente resistenti e produttive ma che offrano al consumatore un sapore equilibrato tra acidità e grado Brix. Stiamo ponendo grande attenzione, inoltre, al tema del pack, puntando e investendo su confezioni plastic free totalmente in carta, 100% riciclabili e più sostenibili”.

L’impegno di Brio si estende anche sul fronte della lotta alla cimice asiatica che, nel 2019, ha causato danni ingenti alle produzioni ortofrutticole del Paese: “Stiamo aspettando l’introduzione del parassitoide trissolcus japonicus, la cosiddetta vespa samurai attraverso lanci programmati dal servizio fitosanitario regionale. L’altro fronte sul quale si sta lavorando nel contenimento dell’insetto è quello delle ovideposizioni. Recenti scoperte da parte dell’Università di Torino hanno messo in luce il punto debole della cimice asiatica. Durante l’ovideposizione la femmina marca ogni singolo uovo con un batterio simbionte che è di vitale importanza nelle prime ore di vita della prole, la quale lo deve ingerire per avviare i processi metabolici e potersi così sviluppare. La mancata assunzione di questo batterio porta alla morte delle neanidi appena nate interrompendo così il ciclo biologico". 

La sperimentazione di campo successiva alla ricerca - aggiunge Brio - si è quindi spostata nell’effettuare trattamenti battericidi nei confronti di questo batterio simbionte presente sulle ovature, con l’utilizzo di prodotti a reazione acida che hanno evidenziato buoni risultati nell’eliminare un fattore fondamentale per il ciclo vitale di questo insetto.


 
Gli obiettivi sono tanti ed ambiziosi ma, prosegue Laghi, “siamo motivati dalla crescente domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori e dall’aumento del numero degli agricoltori che convertono i terreni al biologico”. I dati Nielsen dicono, infatti, che l’ortofrutta bio a peso imposto ha fatto segnare, nell’anno terminante a fine aprile, una crescita del 7,6% a valore (per un dato assoluto di oltre 172 milioni di euro) e del 12,9% a volume (42 milioni di chili). La marca del distributore vale oltre 132 milioni di euro (+5,6%) e copre quasi il 77% delle vendite.

“Gli spazi a scaffale dedicati alla frutta bio crescono di pari passo con l’ampliamento dell’assortimento proposto – conclude Laghi – e nella Gdo notiamo come siano in progresso le referenze a Mdd a discapito della marca industriale e come la frutta confezionata guadagni spazio rispetto a quella sfusa. In questo contesto Brio ha tutte le carte in regola per proporsi alla grande distribuzione come affidabile co-packer”.

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