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martedì 9 giugno 2020


Export italiano, firmato un patto da 1,4 miliardi di euro

Firmato ieri alla Farnesina un patto per le esportazioni. Dal governo sono state stanziate risorse straordinarie per circa 1,4 miliardi di euro, con cui si rafforzeranno gli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese e si adotterà un'azione promozionale di ampio respiro. Il Patto per il made in Italy prevede una "nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. Una strategia certamente ambiziosa, ma solida", ha spiegato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "Si tratta - ha continuato - di una strategia di sostegno pubblico alle imprese che si affacciano sui mercati internazionali, che potrà contare su risorse straordinarie messe a disposizione dal governo per imprimere al sistema produttivo un nuovo slancio". All’incontro alla Farnesina hanno partecipato la responsabile delle Politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova, il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, quello delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, il responsbile dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, il ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini e la responsabile per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano. Presenti alla firma anche i principali enti preposti al sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo (tra cui Agenzia Ice, Gruppo Cdp, Sace, Simest, Invitalia e Commissario generale per Expo Dubai 2020), Confindustria e circa 20 associazioni rappresentative del sistema imprenditoriale.


Luigi Di Maio

La ripartenza dell’economia italiana, travolta all’emergenza Covid-19, nella strategia dell’esecutivo dovrebbe trovare nel patto per l’export un importante appiglio. Un patto che, come ha spiegato Di Maio, "si regge su sei pilastri, a partire dalla comunicazione, perché la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale". Le altre linee di intervento prioritarie saranno: la formazione e l’informazione, l’e-commerce, il sistema fieristico, la promozione integrata, la finanza agevolata. "Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio. E, finalmente, il motore del made in Italy, asset strategico per eccellenza dell’economia e della imprenditoria italiane, può tornare a correre", ha Di Maio. Il documento, ha spiegato, ha recepito le istanze presentate dalle associazioni di categoria e le imprese per il rafforzamento della loro proiezione all’estero.

Secondo Gualtieri il patto per l’export rappresenta "un salto di qualità per sostenere uno dei vettori fondamentali della crescita del nostro Paese". Il patto, ha ricordato il responsabile dell’Economia, "è stato un processo inclusivo e approfondito" che ha portato a un risultato strategico, ha spiegato. "Durante i momenti più difficili della crisi Covid - ha aggiunto - il lavoro non si è interrotto, ma è stato rilanciato sia dal punto di vista delle risorse necessarie, sia sotto il profilo della ricognizione, preparazione, organizzazione e riforma dei meccanismi". Gualtieri ha poi detto: "Bene ha fatto Di Maio a battersi per avere le risorse" nei decreti varati dal governo.

"Sottoscrivo questo patto di impegno per l’export con molta convinzione, necessario a tutelare la nostra reputazione e tornare promuovere la qualità, la sicurezza, l’affidabilità del made in Italy". Lo ha detto il ministro Bellanova. Secondo la responsabile dell’Agricoltura è necessario "investire di più e meglio nei rapporti internazionali, anche dotando le nostre ambasciate di personale specializzato. Daremo il nostro contributo di idee e proposte nella cabina di regia, nei gruppi di lavoro e con l’Ice per affrontare in modo nuovo il tema che abbiamo davanti", ha proseguito la ministra. Bellanova ha precisato che "per l’agroalimentare parliamo di un valore di esportazione che nel 2019 ha toccato il record storico di oltre 44 miliardi di euro, che rappresenta un pilastro della sostenibilità economica. Alla logica dei dazi - ha aggiunto ancora - opponiamo la logica della collaborazione e della competizione regolamentata". "Abbiamo voluto che nel patto ci fosse un forte richiamo alla lotta al falso e all’Italian sounding - ha concluso Bellanova -, piaghe che sono vero e proprio furto di identità che nel solo agroalimentare pesano per oltre 100 miliardi di euro".


Ettore Prandini

Anche il presidente della Coldiretti Ettore Prandini è intervenuto alla Farnesina alla firma del patto, commentando: “Abbiamo sottoscritto con grande soddisfazione il Patto per l'export che valorizza il ruolo di traino svolto da settore agroalimentare con una grande sinergia del sistema Paese coinvolgendo tutti gli attori fondamentali come Cdp, ICE, Sace e Simest". 
"Si tratta di un impegno collettivo per risollevare le esportazioni Made in Italy dopo il crollo iniziato – ricorda la Coldiretti - per l’effetto della pizza corona con la parodia sul prodotto simbolo dell’Italia contaminato da Covid-19 andata in onda ai primi di marzo su Canal+ in Francia per poi rimbalzare in tutto il mondo. Uno sgambetto che ha alimentato la disinformazione, strumentalizzazione e concorrenza sleale, anche di Paesi alleati, con addirittura la assurda richiesta di certificati 'virus free' sulle merci. Una pretesa svanita non appena la pandemia si è propagata in tutto il pianeta con la chiusura delle frontiere e le misure per contenimento che hanno determinato il brusco freno al commercio a livello globale. Il risultato è che il 74% delle imprese agroalimentari che esportano ha registrato da allora una diminuzione delle vendite all’estero per effetto di una pioggia di disdette provenienti dai clienti di tutto il mondo secondo l’indagine Coldiretti/Ixè dalla quale emerge che ha pagare il conto più pesante sono stati il settore del vino e del florovivaismo, ma difficoltà sono segnalate anche per ortofrutta, formaggi, salumi e conserve". 
"Un andamento che – continua la Coldiretti – rappresenta una brusca inversione di tendenza rispetto al record delle esportazioni fatto segnare nel primo bimestre del 2020 con un balzo dell’11,6% rispetto al 2019 in cui complessivamente per l’agroalimentare era stato raggiunto il massimo di sempre a 44,6 miliardi di euro". 
“Il patto per l’export riconosce il ruolo di traino che svolge l’agroalimentare per l’intero Made in Italy e promuove le necessarie sinergie istituzionali all’estero anche con il coinvolgimento delle Ambasciate - conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che sul piano degli scambi commerciali - occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare i dazi Usa e l’embargo russo che colpiscono duramente il Made in Italy agroalimentare in un momento difficile per le nostre esportazioni”.


Mauro Di Zio

Per rilanciare il Made in Italy sui mercati esteri, dopo il freno imposto dall’emergenza Coronavirus, c’è bisogno di azioni unitarie tempestive e strategie commerciali innovative, che puntino sempre di più sui canali digitali. Così Cia-Agricoltori Italiani, tra le organizzazioni firmatarie del “Patto per l’Export”.
“Abbiamo aderito con convinzione al piano lanciato dal ministro Di Maio -afferma il vicepresidente nazionale Cia, Mauro Di Zio, alla cerimonia di firma del Patto - Mai come ora, è necessario tutelare e promuovere il valore del nostro export a livello internazionale, partendo proprio dall’agroalimentare, che nell’ultimo anno ha registrato l’ennesimo record sfiorando quota 45 miliardi di euro, a dimostrazione della qualità e della strategicità del cibo Made in Italy all’estero”.
Quanto ai contenuti del Patto, per Cia è indispensabile operare in modo unitario, in primis per superare la frammentazione del sistema di promozione internazionale italiano, con il coordinamento delle attività tra livello centrale e livello territoriale (Regioni, Camere di Commercio, enti di promozione), affinché vi sia un’azione coordinata, univoca e integrata a livello internazionale.
Bene, poi, la spinta verso l’utilizzo sempre maggiore delle tecnologie digitali come nuova modalità di incontro tra buyer e imprese, ma questo richiede il superamento del digital divide con le aree interne del Paese, affinché vi sia la disponibilità di una reale dotazione infrastrutturale anche nelle aree rurali, elemento cruciale della competitività delle aziende agricole a livello globale. 
In tal senso, Cia ha avviato da tempo un piano di internazionalizzazione delle aziende associate per facilitarne l’accesso sui mercati stranieri, attraverso un programma consistente di attività di formazione, WebB2B e servizi. Parallelamente, Cia ribadisce il suo impegno nella costruzione di un percorso di accompagnamento delle imprese verso la tutela della proprietà intellettuale dei prodotti italiani a livello internazionale, in partnership con il Centro Studi Anticontraffazione, sempre più necessaria sia nelle partecipazioni a manifestazioni fieristiche che nella commercializzazione su piattaforme e-commerce e negli eventi promozionali digitali.     


Franco Verrascina

"Il Patto per l’Export, redatto nell’ambito dei lavori della Cabina di regia per l’Italia internazionale e siglato ieri alla Farnesina, ci dà modo di guardare alla fase post-Coronavirus come un’opportunità di crescita, di consolidamento e di sviluppo del Paese. Nel testo, che accoglie diverse proposte avanzate dalla Copagri per la ripartenza dell’agroalimentare nazionale, trovano spazio numerosi interventi che dimostrano come si stia finalmente cominciando a comprendere la strategicità del comparto primario, che nella difficile fase della pandemia ha continuato a lavorare con grande senso di responsabilità, assicurando il regolare e costante rifornimento degli scaffali e delle tavole degli italiani”. Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina intervenendo alla cerimonia di firma del Patto per l’Export.
“Condividiamo molti dei pilastri strategici individuati nel Patto per l’Export come prioritari per il rilancio dell’agricoltura; accogliamo con particolare soddisfazione il forte investimento per la comunicazione e per la promozione all’estero delle nostre filiere, delle nostre specialità agroalimentari e del nostro know-how, così come le misure riguardanti la promozione dell’eCommerce, il rafforzamento della partecipazione delle Pmi al sistema fieristico e il potenziamento delle risorse pubbliche per contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati a favore dell’internazionalizzazione delle imprese e delle start-up dei giovani imprenditori”, ha evidenziato Verrascina.
Molto promettenti sono poi le azioni individuate per contribuire a conquistare nuovi mercati, che mirano al contempo a difendere e promuovere quelli storici; in questa ottica guardiamo con favore alla creazione di un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, con un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari, e all’inserimento di sei esperti di agricoltura nella rete diplomatico-consolare italiana, che avranno il non semplice compito di ottimizzare il lavoro delle Ambasciate nella promozione del Made in Italy nel mondo”, ha aggiunto il presidente della Copagri.
“Vale la pena di ricordare che, nonostante un sistema per l’internazionalizzazione delle imprese non sempre efficiente e spesso prigioniero di pastoie burocratiche, l’agroalimentare nazionale nel 2019 ha esportato prodotti per un valore di circa 45 miliardi di euro, dando un concreto e significativo apporto alla crescita del PIL”, ha concluso Verrascina.

Fonti: Avvenire.it, uffici stampa Coldiretti, Cia e Copagri


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