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giovedì 11 giugno 2020


Nuovo caso di caporalato, sequestrate 14 imprese al Sud

Quattordici aziende agricole sono state sequestrate ieri dalla Guardia di Finanza di Cosenza fra la Calabria e la Basilicata nell'ambito di una maxi operazione anticaporalato, ribattezzata "Demetra". Una indagine, durata più di un anno, che ha portato agli arresti 52 persone, di cui 14 in carcere e 38 ai domiciliari. Fra questi 22 "utilizzatori" di imprese agricole, tutti italiani, e 24 caporali che sfruttavano i lavoratori nei campi. 

Chiamati addirittura "scimmie", come hanno ricostruito le intercettazioni delle forze dell'ordine, i braccianti schiavizzati sarebbero più di 200, per la maggior parte extracomunitari (in particolare pakistati, magrebini e dell'Est Europa). Venivano prima "reclutati" nei dintorni dei centri di accoglienza della Calabria per poi essere portati nei campi per lavorare irregolarmente tutti i giorni, con turni estenuanti anche di oltre 12 ore al giorno, senza alcun dispositivo di protezione individuale per prevenire il rischio Covid-19. In alcuni casi venivano fatti dissetare con l’acqua dei canali di scolo. Mentre la sera dormivano in strutture fatiscenti, per le quali dovevano pure pagare. Lo stipendio in nero? 80 centesimi di euro a cassetta per la raccolta degli agrumi e 28 euro al giorno per quella di fragole

"Abbiamo individuato oltre 200 lavoratori sfruttati e lesi nella loro dignità - ha commentato Danilo Nastasi, comandante della Guardia di Finanza di Cosenza - Questa indagine mette fine ad una situazione di illegalità che rappresenta una vera e propria piaga sociale, ma anche economica. Perché falsa la leale concorrenza tra le imprese e lede profondamente la dignità umana". 



Per il ministro dell'agricoltura, Teresa Bellanova, "l'operazione Demetra conferma la giustezza della Legge contro il caporalato approvata nel 2016. Il quadro dell'inchiesta è eloquente: oltre 200 braccianti sfruttati a fronte di guadagni illeciti degli indagati che le stesse forze dell’ordine hanno definito rilevanti. Per non parlare dei finti matrimoni per ottenere illecitamente permessi di soggiorno, con buona pace di chi finge di non sapere e non vedere".

"Dinanzi a tutto questo, la norma su emersione e regolarizzazione del lavoro italiano e straniero, approvata con il Decreto Rilancio, si conferma come inderogabile”, precisa Bellanova. “Da questa operazione emerge con sempre più evidenza la necessità di una informazione corretta e puntuale rivolta a questi lavoratori e su cui devono sentirsi impegnati tutti: l'intera filiera istituzionale, associazioni di volontariato laiche e cattoliche attive nel welfare di prossimità, tutti coloro che si sentono moralmente e politicamente coinvolti in questo cambio di passo per la dignità, la giustizia sociale, la regolarità del lavoro e la concorrenza virtuosa tra le imprese. Solo svuotando la platea del lavoro sommerso e clandestino - conclude il ministro - si toglie acqua ai caporali e alla concorrenza sleale tra imprese che avvelena e inquina i rapporti di filiera. Il caporalato è mafia e criminalità. Lavoriamo tutti per sconfiggerlo definitivamente”.

"Gli arresti eseguiti tra Calabria e Basilicata dimostrano ancora una volta che contro il fenomeno del caporalato non bisogna mai abbassare la guardia, con una situazione di incertezza che rischia di rendere più ricattabili dalle organizzazioni criminali sia lavoratori che imprenditori", il commento di Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl. Che aggiunge: "Un plauso va alla Guardia di Finanza e a tutti coloro che hanno reso possibile questo duro colpo al sistema dello sfruttamento e della concorrenza sleale, ma è evidente che un grande lavoro va ancora svolto sul piano della prevenzione, facendo decollare la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità in tutti i territori e dando concretezza a tutte le misure programmate dal Tavolo interministeriale”. 

“Bisogna rafforzare il ruolo degli enti bilaterali nella gestione del mercato del lavoro - conclude Rota - e bisogna mettere in campo una grande campagna di sensibilizzazione per fare emergere il lavoro nero, sia valorizzando al massimo le opportunità consentite dalla regolarizzazione, che denunciando aguzzini e sfruttatori, anche chiamando il nostro numero verde, Sos Caporalato, che è sempre rimasto attivo e a disposizione di chi vuole denunciare nell’anonimato”.

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