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venerdì 31 luglio 2020


Incubo doppia plastic tax per il settore

Preoccupa l'ipotesi di una doppia "plastic tax" da gennaio 2021: in settimana il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha assicurato che "nella legge di bilancio per l'anno prossimo si lavorerà per evitare duplicazioni e oneri eccessivi per le imprese", ma le aziende del settore del packaging, e non solo, temono un carico insostenibile tra "tassa" italiana ed europea. Con potenziali ripercussioni devastanti anche sulla filiera ortofrutticola.


Il ministro Gualtieri

La plastic tax italiana, che doveva entrare in vigore a luglio ma è stata rimandata per lo "tusnami-Coronavirus" prevede il pagamento di 45 centesimi ogni chilo di plastica di prodotti monouso venduti: coinvolti bottiglie di plastica, imballaggi per il cibo e anche il tetrapack. Gettito stimato per il 2021: 521 milioni di euro.

Quella europea, in realtà, non è una vera e propria tassa quanto un "conto" a carico degli Stati membri in base alla quantità di plastica non riciclata gettata; non considera, quindi, la plastica prodotta come nella "versione" italiana. L'importo previsto è di 80 centesimi il chilo, sempre a partire dall'anno prossimo. Toccherà però ai governi nazionali  decidere come raccogliere la somma, stimata in circa 830 milioni di euro l'anno, con facoltà di non prelevarli dal settore della plastica.



Il Governo ipotizza che una delle due tassazioni assorbirà l'altra, senza però aumentare il gettito di oltre mezzo miliardo  previsto per l'anno prossimo. Ma a quel punto bisognerebbe trovare altrove gli oltre 800 milioni chiesti dall'Unione europea. 

Ieri si è tenuta una riunione di Unionplast-Confindustria per cercare di capire cosa potrà avvenire: "Le incertezze sono tante, sia sulla tassa italiana, che è legge, sia sul provvedimento  europeo, che non lo è e dovrà essere approvato dal Parlamento Ue", ha spiegato a Italiafruit News Mauro Salini, manager di Nespak e presidente di ProFood, gruppo delle imprese produttrici di imballaggi per alimenti aderente a Unionplast.


Mauro Salini

Per David Dabiankov, direttore generale di Assobibe (l'associazione di Confindustria delle imprese produttrici di bevande analcoliche) "è giusto evitare la doppia tassazione: queste norme sono state approvate nel 2019, quando il mondo non aveva conosciuto il virus, e ora lo scenario economico-finanziario è cambiato per cui è indispensabile un ripensamento anche sulla plastic tax italiana". Secondo Assobibe la tassa italiana è particolarmente dannosa perché "non esclude chi utilizza la plastica che in futuro potrebbe essere riciclabile".

Tra le imprese del packaging ortofrutticolo trapela forte inquietudine. "Tassare è una scusa per far cassetta, agire e investire su fattori produttivi industriali che migliorino la gestione ecosostenibile è diverso", commenta il rappresentante di una delle più importanti realtà del comparto.


La tassa continentale sulla plastica è definita senza mezzi termini un "pericolo per il mercato unico dell'Ue", da Alexandre Dangis, amministratore delegato di European Plastics Converters (Eupc). "Poiché le entrate della tassa non sono destinate ad essere investite nelle infrastrutture per i rifiuti e il riciclaggio, quest'ultimo processo non aumenterà a crescere sarà invece il costo del riciclaggio delle materie plastiche e ciò incoraggerà il passaggio ad altri materiali di imballaggio con un impatto ambientale maggiore". Dangis ritiene che l'unico modo per aumentare veramente il riciclaggio in Europa sia tassare lo smaltimento in discarica dei rifiuti in plastica.

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