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giovedì 10 settembre 2020


Export, come realizzare il sogno cinese

Il sogno di esportare ortofrutta in Cina con continuità - e con volumi interessanti - si può avverare solo se sarà costruita un'infrastruttura dedicata, un polo logistico che in Italia sia il riferimento per le esportazioni verso Pechino. Ne è convinto il presidente del Macfrut Renzo Piraccini che, ieri mattina nell’ambito del “Forum Italia-Cina per una nuova Via della Seta in ortofrutta”, è intervenuto con una proposta chiave: realizzare nel Nord-Est dell’Italia un polo logistico per i prodotti agroalimentari cinesi destinati al mercato europeo e trasformare la piattaforma in un Hub per esportare ortofrutta in Cina. 


Renzo Piraccini

Presidente, come nasce l’idea di questo polo e come si dovrà caratterizzare per essere efficiente?
E’ un tema che ho sollevato più volte, anche in Cina. Sono convinto che servano dei progetti forti per rilanciare il settore, senza buone infrastrutture non si va da nessuna parte. Già durante Macfrut Digital abbiamo visto il potenziale della Cina ma ora è arrivato il momento di investire in Italia. Prendendo spunto dalla logistica olandese, dobbiamo costruire un ‘Hub del Fresco’ che ci permetta di dimezzare le tempistiche dei viaggi in nave dagli attuali 40 giorni a 21 giorni. E’ un’opportunità che dobbiamo cogliere al volo se vogliamo allargare gli orizzonti di un mercato ortofrutticolo destinato per l’86% all’Europa.

Qual è la zona ideale per lo sviluppo dell’Hub? Pensa sia possibile appoggiarsi su strutture già operanti?
Sicuramente l’Hub deve trovare sede nel nord est italiano, penso ad esempio al porto di Trieste oppure le città di Padova o Verona, o ancora al porto di Ravenna. Deve essere una struttura in grado di esportare in Cina ma anche di importare prodotti esteri per poi riesportarli.



Da chi dovrebbe partire l’iniziativa di questa piattaforma?
Sicuramente non basterà una singola iniziativa. Guardiamo alle aziende cinesi che stanno partecipando al Macfrut: sono in totale 87, un numero alto grazie alla collaborazione del loro Ice, che ha deciso fosse il momento giusto per promuovere la loro filiera in Europa. Ispirandoci ancora una volta all’Olanda, dobbiamo capire come sia fondamentale organizzare un investimento pubblico-privato, che oggigiorno potrebbe essere implementato anche dagli investimenti del Recovery fund. Sarà inoltre fondamentale costruire una situazione in cui le aziende estere avranno la possibilità di insediare i loro uffici per importare container e gestirli con un service provider, senza la necessità di aprire dei magazzini.

Un’ulteriore semplificazione dei protocolli potrebbe giocare un ruolo chiave per l’export italiano?
Assolutamente sì, ma potrà succedere solo quando ci sarà in gioco una strategia di interesse reciproco. Ad oggi tra i pochi prodotti italiani esportabili in Cina ci sono i kiwi, gli agrumi e le nocciole mentre sono in corso elaborazioni di protocolli su pere e mele. Per la prossima campagna del kiwi, ad esempio, si pensa di organizzare le prime navi dirette: una mossa che rappresenterà un vantaggio competitivo incredibile, speriamo di coinvolgere presto anche altri prodotti.

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