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venerdì 18 settembre 2020


Export, l'ortofrutta insidia il vino

Nel primo semestre il valore dell’export di ortofrutta ha superato i 2,3 miliardi di euro (+7,6% sul periodo gennaio-giugno 2019) avvicinandosi a quello del vino che è sceso a 2,91 miliardi, il  3,4% in meno rispetto all’analogo periodo 2019, anno record in cui per la prima volta si erano superati i 3 miliardi di euro di export nei primi sei mesi. I dati Fruitimprese sulla base dei dati Istat evidenziano che nel periodo caratterizzato dal lockdown da pandemia non vi sono state ripercussioni negative sulle esportazioni, anche se i volumi sono scivolati a 1,6 milioni di tonnellate con un calo del 6% (il vino invece ha perso solo lo 0,4% e quindi è stato venduto a un prezzo medio più basso della metà iniziale del 2019). 
 
In valore andamento positivo per tutte le voci, dagli agrumi (21,3%), alla frutta secca (15,9%), a legumi-ortaggi (7,4%), mentre in termini quantitativi i dati evidenziano il segno negativo per frutta fresca (-10,6%) e frutta secca (-9,2%); in lieve ripresa gli agrumi (1,7%). 


  
Per quanto riguarda le importazioni l’Italia ha acquistato dall’estero circa 2 milioni di tonnellate di ortofrutticoli per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro. In valore forte ascesa dell’import di agrumi  (65,6%), sale la frutta fresca (10,4%), diminuiscono legumi-ortaggi (-14,2%). In volume crescono gli agrumi (31,3%), così come la frutta secca (7,4%) e quella tropicale (7,2%).
 
Marco Salvi, presidente nazionale di Fruitimprese, commenta i dati rilevando “la comprovata capacità delle imprese italiane di essere protagoniste sui mercati internazionali, nonostante il drammatico calo produttivo dei principali prodotti di stagione e le difficoltà logistiche per rifornire i mercati esteri e garantire le forniture nel nostro Paese incontrate nel periodo di lockdown”.



E non risparmia un paio di stoccate al Governo: “Il ruolo fondamentale nella nostra economia purtroppo non viene riconosciuto dalla politica. Dobbiamo infatti sottolineare come al danno causato dalla mancata inclusione della filiera ortofrutticola tra quelle beneficiare della decontribuzione prevista dal Decreto Rilancio, è seguita la beffa del credito di imposta per le spese di sanificazione ed acquisto dei dispositivi di protezione, che è passato dal 60% annunciato dal presidente Conte a reti unificate al 9% dei costi sostenuti”.

“In sostanza – conclude con amarezza Salvi - gli imprenditori del settore ortofrutticolo che continuano a prodigarsi per garantire agli italiani la fornitura di prodotto fresco, sostenendo ingenti costi per la sanificazione e per garantire la sicurezza dei propri lavoratori assumendosene il rischio sanitario ed economico, non potranno beneficiare che di aiuti pressoché irrilevanti”.


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