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mercoledì 14 ottobre 2020


Dagli scarti dell'ananas nasce un tessuto naturale

Non è difficile intuire il legame tra fibre naturali e agricoltura, ma avreste mai pensato di poter vedere gli scarti della produzione agroalimentare diventare materiali adatti ad essere utilizzati nel mondo dell’abbigliamento?

L’azienda inglese Piñatex, ad esempio, si avvale degli scarti della produzione di ananas - in modo particolare delle foglie della pianta - per creare un tessuto non tessuto flessibile, resistente e simile alla pelle (in foto). Il prodotto finale è creato con consumo d’acqua basso e con scarti senza sostanze tossiche.

Interessante anche il proposito dei designer della Willem de Kooning Academie di Rotterdam, che hanno trovato il modo di produrre accessori “in pelle” utilizzando le bucce delle albicocche.

Ed è sempre la frutta la protagonista delle lavorazioni progettate dall’italiana Frumat che, grazie alla farina ottenuta da bucce e torsoli di mela essiccati, produce un materiale resistente e perfetto per la produzione di calzature e abbigliamento.

Molto interessante anche la produzione dell’azienda italiana Vegea, impegnata nella ricerca e nella conversione di materiali di scarto della produzione del vino come bucce, semi e gambi dei grappoli per creare, rispettivamente, un bio olio polimerizzato e una mescola, già brevettata e utilizzata per produrre tessuti tecnici.

Il progetto dell’azienda taiwanese Singtex, invece, è quello di trasformare i fondi di caffè in ottimi sostituti dei tessuti sintetici: in questo modo, è possibile evitare lo spreco di circa il 99,8 per cento del caffè che, dopo essere stato impiegato per preparare la bevanda, viene gettato.

Fonte: Prealpina.it


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