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venerdì 9 ottobre 2020


I 10 ortaggi con più vitamina C

La vitamina C, o acido ascorbico, è forse il micronutriente più famoso. Lo è sia per i benefici che apporta alla salute, sia perché contenuto in una discreto numero di prodotti di uso quotidiano, quindi alla potata di tutti. È un antiossidante e ad oggi questa parole è diventata ormai di uso comune, tanto quanto quella delle stesse vitamine. Il perché è semplice: la parola “antiossidante” rende subito l’idea dell’effetto che questo composto ha sul nostro corpo, contrasta l’ossidazione (che può produrre radicali liberi, altre parole molto conosciute).

Nell’immaginario comune la vitamina C è contenuta soprattutto negli agrumi, come arance o limoni, ma anche in altri frutti ad alta penetrazione, come ad esempio il kiwi. Ma non tutti sanno che ci sono frutti con una concentrazione molto superiore di vitamina C, ma anche che esistono verdure con un contenuto in acido ascorbico ben superiore a quello dei frutti “famosi” per questo nutriente. Primo fra tutti è l’ortaggio che ricopre la prima posizione nella classifica dei dieci con più vitamina C ovvero il peperone rosso, con ben 128 mg di vitamina C su 100 grammi di prodotto edibile. Pensate che uno dei frutti con la maggior concentrazione è il guava, con 228 mg, mentre i kiwi ne contengono 75 mg e le arance solo 53.



L’unico problema delle verdure è che vengono consumate spesso cotte ed alcune vitamine sono molto sensibili all’aumento della temperatura. L’acido ascorbico è una di queste: è infatti una vitamina termolabile, che si degrada alle alte temperature (la vitamina C lo fa già a partire dai 40°). Anche i peperoni vengono consumati spesso cotti, ma molti li consumano crudi, in pinzimonio o in insalata. È certo che sotto questo aspetto una comunicazione in negozio, mirata al consumo da crudo, potrebbe avere effetti positivi sulle vendite di peperoni rossi e verdi (sesti nella classifica, anche se con una concertazione di vitamina C sensibilmente inferiore e pari a 80mg).

Scorrendo la classifica troviamo alcuni ortaggi abbastanza conosciuti, come il broccolo o i cavoletti di Bruxelles, ma anche altri molto meno conosciuti, come il cavolo nero (molto in voga nei paesi anglosassoni), il peperoncino banana, quello poblano, la senape, il crescione e il cavolo rapa a chiudere il ranking. Questi ultimi non sono così frequenti sulle tavole degli italiani ed in generale presuppongono più un utilizzo da cotto che da crudo, ma il concentrato di vitamina C, associato ad un contenuto calorico mediamente basso (considerate che nella frutta questo valore è mediamente doppio), è notevole il che li avvicina al concetto di “superfood”. 



Non so se la maggior parte di questi prodotti arriveranno in grandi quantità sulle tavole degli italiani, ma alcuni ci sono già e la carta del salutismo abbiamo visto che funziona. Perché non sfruttarla?

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Alfonso Bendi
Senior Marketing Specialist
alfonso@italiafruit.net

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