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lunedì 19 ottobre 2020


Ribalta internazionale per la morìa del kiwi

La morìa del kiwi finisce sulla stampa internazionale. A dedicare un servizio alla patologia che sta colpendo l'actinidia è stato il quotidiano inglese The Guardian (clicca qui per leggere l'articolo). "Le foglie appassiscono e sono rivolte verso il basso come per sfuggire al sole; le radici si scuriscono e marciscono. Poi le foglie cadono: entro 10 giorni, tutte sono sparite, lasciando il frutto al sole. Entro uno o due anni la pianta si secca e muore. Non esiste una cura", così inizia il servizio che ricorda i danni milionari del fenomeno.

Gianni Tacconi, ricercatore al Crea ed esperto di kiwi, azzarda il paragone con il coronavirus: "quando compaiono i primi sintomi è già troppo tardi. Per i kiwi impossibile guarire".

Il quotidiano inglese riporta anche l'esperienza di un produttore veronese, Corrado Mazzi: i suoi impianti sono stati colpiti dalla morìa nel 2015, ha estirpato e impiantato nuovamente tra il 2016 e il 2018, ma la morìa è tornata. Il Crea sta studiando una possibile correlazione tra l'andamento meteo (precipitazioni estreme) e la patologia. Tra le ipotesi, infatti, si pensa che la combinazione tra temperature in aumento e piogge importanti possa essere all'origine della malattia.



L'articolo del Guardian ha avuto una vasta eco, anche in Nuova Zelanda, dove Zespri si dice in allerta per questa misteriosa patologia comparsa per la prima volta in Veneto nel 2012.

Juliet Ansell, responsabile dell'innovazione scientifica globale di Zespri, ha affermato che l'azienda sta monitorando da vicino la situazione all'estero. "Sappiamo che l'ottimizzazione delle condizioni del suolo è importante per una sana crescita delle radici e continueremo a collaborare con l'industria in modo da mantenere le migliori pratiche sul frutteto in termini di biosicurezza", ha dichiarato Ansell.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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