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martedì 20 ottobre 2020


«Pesche, dagli estirpi ci perdiamo tutti»

“Dai continui estirpi di pescheti ci perdiamo tutti. Noi produttori, prima di tutto, perdiamo tanti soldi e opportunità, in quanto la pesca, malgrado tutto, rappresenta ancora una grande opportunità da sfruttare per l’areale della Romagna”. Luigi Bosi, coltivatore ortofrutticolo di Bagnacavallo (Ravenna) e presidente dei Giovani di Confagricoltura-Anga Ravenna, dà ancora una chance alla peschicoltura regionale che, come abbiamo scritto ieri, continua a registrare un calo importante degli ettari (clicca qui per leggere l’articolo) a vantaggio dei seminativi.     

“Non è finita per i nostri peschi. Io li ho tolti tutti diversi anni fa, ma ho intenzione di tornare ad investire. La peschicoltura è infatti una istituzione del nostro territorio. Il prodotto piace al consumatore locale, nazionale ed estero, che tende molto spesso ad andare proprio alla ricerca dell’origine Romagna. Il valore distintivo della nostra zona viene quindi riconosciuto. E per il futuro credo sia importante che la filiera frutticola locale lavori per alzare l’asticella della qualità e per diventare molto più brava nella vendita e nella promozione”. 

Secondo Bosi, in particolare, occorre educare di più e meglio il consumatore europeo nel fargli comprendere l’importanza di scegliere le pesche e nettarine di Romagna. “In tutta Europa entrano frutti esteri di dubbia provenienza, prodotti con mezzi, modi ed agrofarmaci di 30-40 anni fa rispetto ai nostri”, sottolinea.


Luigi Bosi

La buona riconoscibilità del prodotto romagnolo, tuttavia, da anni si scontra con i margini deludenti ed i cambiamenti climatici. I produttori di pesche e nettarine non riescono più a coprire le spese di gestione del frutteto. E non essendoci la sostenibilità economica, si tende purtroppo a disinvestire. “I prezzi di pesche e nettarine sono in contrazione ormai da vent’anni. A questo problema - sottolinea Bosi - si è aggiunta, nelle annate più recenti, la questione chiave del continuo abbassamento delle quantità di prima qualità per ettaro, causata da maltempo ed eventi climatici sempre più repentini, cimice asiatica, altri insetti e malattie”.

La progressiva contrazione degli ettari di pesche ed altre specie frutticole sta purtroppo impattando anche sulla perdita di migliaia di posti di lavoro nell'intero indotto. Manodopera che le colture seminative non riescono sicuramente a garantire in egual misura. 

"Stiamo via via perdendo - conclude - anche tantissimi manutentori (i frutticoltori), che tutti i giorni mettono in sicurezza l’ambiente, così come tanta bellezza e biodiversità. Francamente non riesco a capire la disattenzione del mondo politico verso il settore frutticolo dell'Emilia-Romagna”. 



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