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giovedì 29 ottobre 2020


Prodotti tradizionali, la nostra fonte di biodiversità

Eccellente pastosità e sapore intenso caratterizzano il fagiolo dente di morto di Acerra, prodotto tipico della tradizione campana, riconosciuto come presidio Slow Food.
Molto diffuso tra gli inizi del ‘900 e gli anni ’70, la coltivazione di questo fagiolo perde importanza nei decenni successivi finchè, nei primi anni 2000, la Regione Campania si fa protagonista del suo recupero. Tra le aziende che fin da subito si sono impegnate nel riscatto di questa coltivazione tradizionale, anche l’azienda agricola Luigi Turboli di Brusciano (Napoli).

“Produciamo questo fagiolo da circa quindici anni – spiega a Italiafruit News il titolare Turboli – e rappresenta un mercato di nicchia che riscuote grande successo. Ad oggi ne coltiviamo un ettaro e anche la produzione dei semi avviene internamente all’azienda. Grazie all’introduzione del concetto di biodiversità, stiamo recuperando tutti i valori di questo prodotto, che può essere consumato sia fresco che essiccato”.



E aggiunge: “La vera natura di questo fagiolo è espressa nella sua buccia, così sottile da essere perfettamente commestibile; il prodotto si presta inoltre per innumerevoli ricette grazie alla sua alta digeribilità. La semina avviene a marzo mentre a luglio si può raccogliere il prodotto fresco. Il processo di essiccazione è del tutto naturale: i fagioli raccolti rimangono al sole per una decina di giorni, poi viene eliminata la buccia e sono selezionati a mano. E’ un processo di valorizzazione che parte dal seme per arrivare alle tavole, dove si trova a competere con i fagioli di importazione a prezzi più bassi ma decisamente più trattati”. Se lo scorso anno la produzione è stata positiva, quest’anno i volumi scarseggiano e tra i fattori determinanti ci sono anche i cambiamenti climatici – specifica il produttore.

L’azienda, estesa su otto ettari coltivati principalmente in campo aperto, produce verdure a foglia come scarola, cavolo verza, cavolfiore ma anche finocchi, zucchine, melanzane e pomodori san marzano, pixel e datterini rossi e gialli.


Papaccella napoletana

“Tra i nostri prodotti di nicchia anche la papaccella napoletana – interviene il titolare – un peperone dalle bacche piccole, un po’ schiacciate e costolute, molto carnoso e saporitissimo. Anche questo prodotto è riconosciuto con un presidio Slow Food: la dolcezza della polpa e il profumo intenso sono gli elementi peculiari che distinguono questo peperone dalle altre varietà. Quest’anno inizieremo a trasformarlo rivolgendoci a laboratori esterni”.

Tutti i prodotti dell’azienda sono venduti con il marchio personalizzato “Luigi Turboli” e il principale canale di vendita è rappresentato dal mercato all’ingrosso di Napoli. “Vendiamo anche a qualche magazzino nei paraggi, ai dettaglianti e ai consumatori finali” dice il produttore. 

Del tutto insoddisfacenti le quotazioni dei prodotti sui mercati. “I prezzi sono al di sotto dei costi di produzione e non corrispondono al lavoro che svolgiamo – si sfoga Turboli – non c’è più un mercato florido per la vendita: l’impegno di noi produttori è costante ma per nulla corrisposto. Senza considerare il problema dei prodotti esteri, che affondano costantemente il nostro mercato”.

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