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martedì 27 ottobre 2020


Horeca azzoppato, per l'ortofrutta un buco milionario

Stop and go. E di nuovo stop. Un anno a singhiozzo per l'Horeca, che dopo aver chiuso i battenti a marzo per la prima ondata della pandemia torna nell'occhio del ciclone con il semi-lockdown decretato dal Premier Conte e in vigore da ieri alla luce del significativo aumento del numero dei contagi. Bar e ristoranti debbono chiudere alle 18, molti hotel non hanno ancora riaperto i battenti, mentre lo smart working è destinato a riprendere quota nella aziende pubbliche e private. La didattica, gli studenti più grandi, la seguiranno a distanza.

E ora rischia davvero grosso un settore strategico anche per l'ortofrutta: come era emerso in occasione di Think Fresh 2020, il segmento rappresentato da hotel, ristoranti, catering vale tra il 14 e il 18% dei consumi di frutta e verdura. E oltre al peso economico, assume un ruolo determinante per alleggerire la pressione, in termini di volumi e prezzi, del canale retail.



“Dietro la ristorazione - tuona Maurizio Danese, presidente di GH - Grossisti Horeca, l’associazione che rappresenta le principali aziende italiane del food nel canale del fuori casa oltre alle mense collettive e catering - c’è una filiera di quasi 4mila aziende e 58mila dipendenti che con il nuovo Decreto accuserà ulteriori perdite per circa un miliardo di euro. Complessivamente, in questo annus horribilis mancheranno introiti per oltre 8 miliardi di euro, pari a circa il 50% del fatturato complessivo". Con queste premesse il contraccolpo per l'ortofrutta sarà milionario.



E i rischi sono anche di prospettiva: “Questa seconda ondata – spiega Danese, che è anche presidente di Veronafiere - non mette a rischio solo la nostra esistenza, ma anche quella di migliaia di piccoli produttori italiani, che rappresentano la grande maggioranza delle nostre provviste. Il rischio di acquisizioni da parte di multinazionali straniere si sta moltiplicando e con il loro ingresso l’italianità a tavola ne uscirebbe stravolta". Aziende straniere che potrebbero privilegiare freschissimi stranieri, insomma. Un'ipotesi che non può lasciare indifferenti, tanto più che proprio l'Horeca può essere considerato a tutti gli effetti un'ambasciatore del Made in Italy.
  
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