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lunedì 2 novembre 2020


Curare il coronavirus, possibile svolta grazie agli agrumi

Da una sostanza estratta da agrumi e altri vegetali di uso alimentare potrebbe arrivare un'arma per inibire il processo infettivo del coronavirus. Una ricerca dell'Università Sapienza di Roma ha individuato nella naringenina importanti capacità antivirali: lo studio coordinato da Antonio Filippini è stato pubblicato sulla rivista Pharmacological Research (clicca qui per leggerlo).

Dopo la quercetina (clicca qui per la news) un'altra sostanza che arriva dall'ortofrutta apre le porte a possibili trattamenti del Covid-19. Una delle più grandi sfide della comunità scientifica di tutto il mondo in questo momento è di fronteggiare SARS-CoV-2 e gli altri temibili coronavirus; in attesa del vaccino l’obiettivo è quello di individuare un trattamento capace di bloccare l’ingresso del virus all’interno delle cellule.

Nel laboratorio dell’Unità di Istologia ed Embriologia Medica di Antonio Filippini del Dipartimento di Scienze anatomiche, istologiche, medico-legali e dell'apparato locomotore della Sapienza Università di Roma, grazie a una consolidata competenza sui sistemi di segnalazione e traffico intracellulare, è nata l’intuizione che la proliferazione del coronavirus si possa prevenire inibendo uno specifico bersaglio molecolare responsabile della progressione del virus appena entrato nella cellula.



Dall’ipotesi, alla sperimentazione. Il tallone d’Achille dei coronavirus è stato identificato nei canali ionici lisosomiali TPC (Two-PoreChannels), da anni oggetto di studio del gruppo di ricerca della Sapienza che, in collaborazione con Armando Carpaneto dell’Università di Genova, ha di recente scoperto nella naringenina, una sostanza naturale di agrumi e altri vegetali di uso alimentare, un’arma efficace per inibire questi canali. Per verificare l’ipotesi è stato necessario creare ponti tra competenze di biologia cellulare e di virologia, coinvolgendo in un lavoro di squadra virologi delle università di Roma e Milano. In particolare, il gruppo di ricercatori del Laboratorio di Virologia della Sapienza guidato da Guido Antonelli, ha scoperto che il trattamento di cellule con naringenina previene l’infezione di più di un tipo di coronavirus, bloccando quindi il progredire dell’infezione. In aggiunta a questi risultati, il team del Laboratorio di Microbiologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, guidato da Massimo Clementi, ha dimostrato che, alle stesse dosi, anche l’infezione di SARS-CoV-2 viene arrestata.

Un ulteriore vantaggio ai fini di una possibile applicazione terapeutica di naringenina - viene spiegato in una nota della Sapienza - è rappresentato dal fatto che questa molecola è in grado di contrastare efficacemente la dannosa produzione di citochine dell’infiammazione, la cosiddetta tempesta infiammatoria, che si scatena nel corso dell’infezione virale.

“L’identificazione di un bersaglio cellulare e la dimostrazione che è possibile colpirlo in modo efficace, rappresenta un sostanziale passo avanti verso l’ambizioso obiettivo di arrestare l’epidemia da Covid-19 – commenta Antonio Filippini - La sfida successiva, a cui stiamo lavorando, con l’importante ausilio di nuove competenze nanotecnologiche interne a Sapienza, è individuare la formulazione ottimale per veicolare il farmaco alle più basse concentrazioni possibili in modo efficace e selettivo alle vie aeree, il primo fronte critico su cui combattere l’infezione”.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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