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martedì 1 dicembre 2020


«Kiwi, la Grecia domina il mercato italiano»

Mele, pere, clementine, arance. Tutti prodotti del segmento frutta che hanno subito un rallentamento della domanda a novembre, in seguito all’entrata in vigore delle misure restrittive che hanno suddiviso l’Italia in zone rosse, arancioni e gialle. Il kiwi si è salvato? Purtroppo no. Anche per questo frutto, infatti, le cose non vanno proprio benissimo.  

“Il kiwi italiano si è distinto in termini di prezzo all’origine durante il periodo delle raccolte. Ma, al di là di questa situazione, la vendita è stata abbastanza rallentata fino a questo momento”, dice a Italiafruit News Roberto Righetti, grossista di Veronamercato (ditta Gr Frutta) e titolare dell’omonima azienda agricola veronese produttrice dei kiwi a marchio “Tre Castelli”.

“Sino ad ottobre, il mercato del kiwi era abbastanza ricettivo e pimpante, complice la chiusura della campagna oltremare e l’ingresso delle prime varietà precoci italiane - prosegue - In questo mese di novembre, e in particolare nelle ultime due settimane, il contesto si è però ridimensionato: le quantità vendute sono scese (anche in esportazione) con il prodotto nazionale che sta soffrendo la forte pressione dell’offerta greca, esitata a prezzi più concorrenziali”. 

Kiwi Tre Castelli, marchio dell'azienda Agricola Righetti Roberto

“La Grecia, in questo preciso momento, sta dominando il mercato nazionale, potendo contare anche su buone caratteristiche estetiche delle sue produzioni. Fare previsioni di medio e lungo termine, per questa campagna condizionata dal Covid-19, è molto difficile. Ma in linea generale sembra che anche la Grecia, così come l’Italia, potrà assicurare una buona tenuta nella conservazione del prodotto. Di conseguenza non m'immagino grosse variazioni né per le prossime settimane né per i primi mesi dell’anno nuovo. Abbiamo aspettative migliori - conclude Righetti - dalla primavera in avanti, ovvero per la seconda parte della campagna europea".

Nutre maggiori speranze per dicembre Mario Marchetto, venditore esperto dello stand di Agricola Lusia del Mercato ortofrutticolo di Treviso, pur precisando che la campagna 2020/21 del kiwi è partita in maniera molto calma. “Alcuni mesi fa col prodotto dell’oltremare andavamo molto bene. Adesso invece la vendita del frutto è quasi ferma sia per noi che per i produttori locali. Il problema che notiamo è la scarsità della domanda, che riguarda non solo il kiwi ma la stragrande maggioranza dei prodotti ortofrutticoli autunno-invernali, dalle arance alle clementine alle pere. E’ tutta colpa dell’incertezza di queste ultime settimane, che sta rosicchiando lo spirito di clienti e consumatori. Ora, però, mi aspetto una ripresa delle contrattazioni a partire dall’8 dicembre, Festa dell'Immacolata Concezione. Poi spero che anche quest’anno, nonostante il Covid-19, ci possa essere la tradizionale fiammata delle vendite all’ingrosso sotto le feste natalizie”.

“In questo contesto commerciale negativo, l’unica marca di kiwi che riesce a difendersi meglio è Zespri in termini sia di volumi di vendita che di prezzo, spuntando valori anche superiori di un euro il chilo rispetto al resto dell’offerta nazionale. Qui a Treviso, la concorrenza di prezzo dell’offerta greca non si sente mai più di tanto poiché la clientela della nostra struttura predilige fortemente il prodotto nazionale. Si registra dunque una grande calma anche nelle cessioni del kiwi ellenico”.



“Per la frutta secca ed essiccata, e in particolare le noci, i nostri clienti stanno invece preferendo di gran lunga le produzioni estere - sottolinea Marchetto - I prezzi dei prodotti nazionali risultano infatti troppo cari e scoraggiano in tanti casi l’acquisto. La noce francese, ad esempio, quest’anno costa 1,5-2 euro il chilo in meno rispetto a quella italiana, senza che vi siano differenze rilevanti nel gusto e nell’aspetto. Anche la noce della California, che è entrata sul mercato da circa 15 giorni, ha prezzi molto concorrenziali” per via di un'operazione di dumping avviata dal comparto americano che, per superare i problemi del Covid-19, ha cominciato a vendere le sue noci a 0,80 dollari a libbra, un valore inferiore ai costi di produzione (0,88 dollari a libbra). Rispetto alla scorsa campagna, il prezzo alla produzione delle noci californiane è sceso così del 33%.  

Le richieste di questo periodo sembrano comunque chiare: “Per ogni sacco di noci Made in Italy, stiamo vendendo quattro sacchi di noci francesi. Il cliente, non appena sente la quotazione del prodotto italiano, si blocca e si orienta sull’offerta estera”, conclude Marchetto. 

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