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martedì 26 gennaio 2021


«Il captano non è la soluzione alla maculatura bruna»

"Captano" e "dithianon" sono molecole chimiche che, prima o poi, verranno bandite o limitate dall'Unione europea. Oggi non si sa ancora bene quando: se quest’anno, il prossimo o quello dopo ancora. Ma il finale non è una sorpresa. La restrizione di questi due prodotti fitosanitari costituisce però un pericolo per gli attuali modelli di frutticoltura integrata del nostro Paese, che rischiano di non essere più allineati ai regolamenti dell’Ue. E’ quanto hanno avvertito nei giorni scorsi prima Assomela, in una nota stampa, e poi il tecnico Fabio Zannoni (Cab Massari) ed il presidente del settore frutta di Confagricoltura, Albano Bergami, nell’ambito di un dibattito sollevato dalla nostra testata.

Su questo argomento interviene anche Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, secondo cui l’Italia non ha tempo da perdere di fronte alle nuove politiche europee: “A mio avviso bisognerebbe accelerare il percorso per creare una frutticoltura integrata sempre più avanzata sul fronte dell’agroecologia e del biocontrollo - dice a Italiafruit News - Ce lo chiedono l’Ue, i consumatori e le stesse catene distributive europee che, anno dopo anno, tagliano gli acquisti di prodotti ortofrutticoli che contengono più di 2-3 residui. Ne ha bisogno anche il settore biologico, perchè la conversione delle aziende specializzate come quelle frutticole deve partire da una vera agricoltura integrata molto agroecologica”. 
 

Paolo Carnemolla

Il comparto nazionale della frutta deve dunque sforzarsi di fare un ultimo passo in avanti, osserva Carnemolla. “L’approccio deve cambiare, in quanto la chimica non deve essere più concepita come la prima soluzione ai problemi, a volte creati dalla chimica stessa. Dal 2014 con la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi bisognerebbe prima approcciare le avversità con tecniche di lotta biologica e agronomiche e solo dopo usare la chimica di sintesi. Pensiamo per esempio alla maculatura bruna del pero: oggi dobbiamo creare le condizioni affinché il fungo dello Stemphylium vesicarium non abbia vita facile all’interno degli impianti. E questo lo si può fare anzitutto modificando i criteri del sistema di allevamento sempre più spinto del pereto e, soprattutto, la sua gestione agronomica”.

In questa direzione, FederBio Servizi sta lavorando da oltre un anno con alcune aziende frutticole di punta nel settore biologico, che ormai da tre anni producono pere Abate Fetel nel Ravennate e nel Ferrarese, per contrastare lo Stemphylium vesicarium attraverso l’impiego di prodotti naturali a base di estratti vegetali e lattobacilli

"Questa esperienza, svolta su impianti al tempo pesantemente colpiti dalla maculatura bruna, sta dando risultati molto significativi e promettenti, che ora vanno sviluppati con i crismi della sperimentazione e che potrebbero certamente essere estesi anche ad aziende che operano in frutticoltura integrata. Per avere dati sperimentali e linee tecniche di coltivazione idonee pubblicabili ci vorranno altri mesi di lavoro, ma la strada da seguire è questa. Ecco perché stiamo attivando un protocollo sperimentale con partner tecnici assolutamente qualificati come Agri2000, che è anche Centro di saggio, con cui condividiamo il progetto BioSolution Field Masters”.



Carnemolla si fa anche promotore di una nuova iniziativa: la creazione di una cabina di regia a livello nazionale per affrontare in ottica strategica il problema della maculatura bruna del pero, che sta causando la forte perdita di superfici. “Ci piacerebbe che le Regioni interessate, che hanno già chiesto al Ministero di creare e coordinare una vera e propria unità di crisi, possa vederci fra i partecipanti per portare l’esperienza delle nostre aziende agricole, dei produttori di mezzi tecnici associati da Ibma Italia e dei nostri tecnici agronomi, in modo da avviare l’Italia verso la rivoluzione bio dell’agroecologia e del biocontrollo. L’Ue non tornerà indietro sul percorso di restrizione dei prodotti fitosanitari. Gli agricoltori italiani devono esserne consapevoli”.

“La gestione agronomica delle colture e la lotta biologica sono quindi i campi in cui occorre giocare con scienza, tecnica ed intelligenza per dare un futuro alla frutticoltura italiana - conclude il presidente di Federbio Servizi - Vogliamo mettere l’esperienza del settore biologico a disposizione del futuro di tutta l’agricoltura italiana e in particolare della pericoltura”.  

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