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giovedì 15 luglio 2021


Romagna, il nuovo Eldorado è il ciliegio?

Nel panorama della cerasicoltura italiana c’è un areale che sta registrando uno sviluppo delle superfici molto marcato. Non stiamo parlando di Modena e neppure della Puglia. Bensì della Romagna, terra di pesche, nettarine e albicocche che vanta contesti ambientali storicamente vocati alla cerasicoltura come le colline di Forlì-Cesena – culla della varietà Corniola – e zone emergenti di pianura, tra cui l'area del Faentino-Forlivese, dove i nuovi impianti intensivi – protetti da reti e dedicati a varietà nuove e/o di recente introduzione – hanno dato risultati interessanti nelle ultime campagne.

Basta dare uno sguardo ai dati Istat delle tre province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini per rendersi conto dello sviluppo del ciliegio. Qui le superfici sono più che raddoppiate nel giro di un decennio, passando dai 354 ettari del 2010 ai 631 del 2015, per arrivare ai 766 ettari del 2020, ultimo anno di rilevazione Istat. Scendendo nel dettaglio, la zona di Forlì-Cesena dispone oggi di 534 ettari coltivati a ciliegio, segue Ravenna con 183 e Rimini con 49. Nell’analisi non stiamo considerando volutamente il trend della provincia di Bologna (301 ettari nel 2020), dal momento che ha diversi Comuni che ricadono nell’areale di produzione della Ciliegia di Vignola Igp. 

Ciliegio - Evoluzione di superfici e delle produzioni (tonnellate) in cinque province dell'Emilia-Romagna 

2010201020152015202020202020 vs 2010
ProvinceEttariVolumiEttariVolumiEttariVolumiVariazione ettari
Forlì-Cesena250505 4551.9165341.795+114%
Ravenna71330 132748183745+158%
Rimini33208 4416349174+48%
Bologna4973.2663803.6603011.432-39%
Modena1.0086.9231.0016.8637654.080-24%
Fonte: Elaborazione Agroter su dati Istat 

La Romagna, stando ai dati Istat, supera già oggi la provincia di Modena (675 ettari) in termini di superfici coltivate. L’introduzione di nuovi ceraseti ha portato la produzione di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini a toccare quota 2.827 tonnellate nel 2015, quasi 1.800 tonnellate in più di cinque anni prima. Il dato 2020 segnala una produzione totale di 2.714 tonnellate (1.795 a Forlì-Cesena, 745 a Ravenna e 174 a Rimini), più bassa di quella del 2015. Ma è lecito aspettarsi un incremento significativo dei volumi rilevati dall’Istat non appena i nuovi ceraseti entreranno in produzione. 

A vedere questi dati non pare un caso che la sede del prossimo Simposio Internazionale del Ciliegio – in programma dal 22 al 24 maggio 2022 - dovrebbe essere Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena. 



La ciliegia è ormai diventata, agli occhi dei frutticoltori romagnoli, una specie interessante per lo sviluppo del settore frutticolo. E' vero che questo prodotto necessita di investimenti produttivi molto elevati, ma esso può offrire, se ben gestito in tutte le sue fasi – dal campo al magazzino, dalla logistica alla vendita – opportunità di reddito importanti. Negli ultimi due anni, tra l’altro, si è visto anche che i ceraseti hanno resistito meglio al gelo primaverile rispetto agli alberi di pesche, nettarine, albicocche e susine. Un altro fattore che sta portando le aziende agricole a valutare di investire sul ciliegio.

In linea di massima, la forte radicazione della cooperazione in Romagna potrebbe essere un volano per lo sviluppo della cerasicoltura, in primis se Op e cooperative del territorio riusciranno a potenziare il canale dell’export, oggi del tutto marginale. Occorre inoltre trovare il modo di attirare investimenti per poter sviluppare una ricerca varietale applicata sul territorio. Si pensi, per esempio, alle strade che potrebbero aprirsi per la ciliegia Corniola delle colline cesenati e forlivesi – varietà estremamente apprezzata dai grossisti degli ortomercati – se la produzione prevalente diventasse di grossa pezzatura. Insomma, le opportunità ci sono, non rimane che coglierle. 

(Ha collaborato Fabrizio Pattuelli)

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