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«L'Iva sull'ortofrutta? E' assurda»

A livello globale il prezzo degli alimenti, ortofrutta compresa, è una barriera che impedisce a miliardi di persone di condurre una dieta sana. Nei Paesi economicamente più evoluti, dove il potere di acquisto dei consumatori è tale da potersi permettere frutta e verdura quotidianamente, bisogna invece insistere sulla promozione dei prodotti ortofrutticoli per incrementarne il consumo e tenere la barra a dritta sulla corretta alimentazione.

Marcela Villarreal
, direttrice della Divisione Partnership dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), ha visione ampia del tema, che spazia dalle aree più povere del mondo ai Paesi in via di sviluppo, per arrivare alle nazioni del G20. Italiafruit News l'ha incontrata la settimana scorsa a Firenze, nell'ambito dell'evento “Coop-G20 Coltivare il futuro” promosso da Coop Italia.



Villarreal, che ruolo gioca l'ortofrutta nelle politiche della Fao?
Un ruolo sicuramente centrale. Abbiamo tre miliardi di persone che non possono permettersi una dieta sana, perché costa troppo. Uno degli obiettivi della Fao è aumentare i consumi di frutta e verdura verso quella soglia dei 400 grammi al giorno per le classiche 5 porzioni. Ma è un obiettivo che non si raggiunge da nessuna parte: vuoi perché i prodotti ortofrutticoli costano troppo, vuoi perché il junk food costa troppo poco. E la conseguenza gravissima di questo scenario è che abbiamo 672 milioni di obesi adulti, in aumento netto, senza contare le persone in sovrappeso: parliamo di due miliardi di persone con problemi con l'alimentazione. Questo è il risultato negativo, che si riflette ovviamente sulla salute delle persone e sui sistemi sanitari, della mancanza di una dieta sana, con alimenti che siano facilmente acquistabili e a costi accessibili.

In Europa e in Italia l'accessibilità all'ortofrutta è una questione più limitata. Nei mercati più ricchi ed evoluti cosa serve fare?
Un altro obiettivo della Fao è guardare con attenzione alle politiche di promozione per far capire che è importante mangiare più ortofrutta. Questione che stiamo affrontando nell'Anno internazionale della frutta e della verdura, un'iniziativa che in Italia è stata molto ben accolta: abbiamo eventi, le imprese ci hanno creduto e anche all'ultima edizione del Macfrut, dove eravamo presenti anche noi, lo si è potuto toccare con mano.



Bene l'informazione e la promozione, ma come si possono aumentare i consumi?
Credo si debba avere un sistema di incentivi economici adeguati. L’Iva sulla frutta e verdura fresca, anche se l'aliquota è bassa, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. E' proprio un messaggio sbagliato che si dà, la promozione passa anche da questo.



Le campagne promozionali insistono spesso e volentieri sulla valenza nutrizionale dei prodotti salutistici. Il messaggio non rischia di diventare ridondante?

Con la pandemia in corso il tema salutistico va tenuto al centro. Salute e lotta agli sprechi alimentari credo siano due filoni da continuare a battere. Nell'Anno internazionale dei legumi i consumi di questi prodotti sono aumentati in modo sensibile, speriamo di replicare con l'ortofrutta. La gente dimentica in fretta certi concetti, non bisogna mai darli per scontati.

Ma qual è il principale ostacolo alla crescita dei consumi di frutta e verdura?
Per tre miliardi di persone al mondo costa troppo. Anche perché lungo la filiera ci sono molti sprechi e i prezzi aumentano anche per questo motivo, un fenomeno che fa crescere anche l'impronta ambientale del comparto. Su questi aspetti bisogna continuare a lavorare: l'ortofrutta è indispensabile.

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