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martedì 15 ottobre 2019


«Kaki, la Spagna utilizza agrofarmaci vietati in Italia»

Annata anomala di scarsa produzione per il kako campano. La grandine all'inizio di ottobre ha colpito vasti appezzamenti nelle tre province di Caserta, Napoli e Benevento, compromettendo circa il 30% della produzione di uno dei principali operatori della regione: l'azienda Giovani Coltivatori, che coltiva circa 50 ettari a kako Tipo e altri 25 ettari a Rojo Brillante. 

"In Campania, le prime raccolte del Tipo sono iniziate a fine settembre, in ritardo di 9-10 giorni rispetto alla normale tabella di marcia. Mentre i primi stacchi di Rojo Brillante li abbiamo programmati per la metà della prossima settimana - spiega a Italiafruit News Emilio Nuzzo, fondatore della Giovani Coltivatori - Quest'anno, purtroppo, abbiamo subito ingenti danni da grandine, ma non nascondo che sulle piante si vede anche poco prodotto. E i calibri, di conseguenza, sono sostenuti". 

Anche gli areali del Nord Italia dovrebbero disporre di una produzione limitata e inferiore all'anno precedente, secondo le informazioni raccolte da Nuzzo. "La riduzione dell'offerta dovrebbe impattare positivamente sul prezzo di mercato, che al momento si sta posizionando su un buon livello - sottolinea Nuzzo - Chiaramente sta diventando complicato fare previsioni e programmi di vendita, a causa del cambiamento climatico e degli eventi estremi sempre più frequenti, come la recente grandine. Ancora oggi in Campania abbiamo appezzamenti con kaki verdi, che faticano a prendere colore per via delle temperature sopra le medie stagionali".



Spostando l’attenzione sul mercato, l'azienda è irritata per il fatto che i kaki spagnoli sono presenti in Italia da metà settembre. Come hanno fatto le aziende iberiche a produrre così presto? "Semplice: il governo spagnolo - risponde - consente l'uso di prodotti chimici per anticipare o posticipare le raccolte. Prodotti che qui in Italia sono vietati per legge. In questo modo, la Spagna riesce a scaglionare la propria produzione nel corso di tutta la stagione".

Anche per il controllo della mosca della frutta, c'è una differenza netta tra Italia e Spagna: "Qui in Campania possiamo utilizzare il Trebond Up, un insetticida molto debole per il quale sono necessari quasi due trattamenti per ogni settimana - prosegue il fondatore della Giovani Coltivatori - Gli spagnoli possono invece sfruttare un numero elevato di agrofarmaci estremamente potenti, con i quali riescono a fare un trattamento ogni 15 giorni e, quindi, a ridurre notevolmente i costi di produzione. Questo non è giusto". 

"Tanti produttori italiani, come noi, oggi si sentono discriminati. Le regole sui fitofarmaci all'interno dell'Unione europea devono essere uguali per tutti, ma non lo sono. E il nostro Governo, che dovrebbe lavorare per tutelare la nostra agricoltura, è troppo disattento sull’ortofrutta d'importazione. Stiamo subendo - conclude - una situazione davvero paradossale".



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