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martedì 19 novembre 2019


«I nostri campi graziati dall'alta marea»

Nella sciagura che ha colpito Venezia - inondata nelle piazze, nelle calli, ma anche nei campi - c’è chi si è salvato: è il caso dell’azienda agricola “I Sapori di Sant’Erasmo”, che prende il nome dall’omonima isola della laguna veneta settentrionale, la seconda per estensione dopo quella che ospita la città capoluogo. Si trova al centro di una sorta di triangolo formato da Murano, Burano e Punta Sabbioni; la sua vocazione agricola (rinomato è soprattutto il carciofo violetto) ne fa “l’Orto di Venezia”.



“Per fortuna Sant’Erasmo è alta e gli argini hanno retto bene anche alla mareggiata di oltre un metro e ottanta - spiega Carlo Finotello, titolare dell’azienda - Abbiamo un sistema di chiuse esterne che si chiudono quando l’acqua raggiunge i 95 centimetri; fino a 160 centimetri non ci sono problemi, quando la marea tocca il metro e ottanta fa un po’ fatica ma, come abbiamo potuto verificare in questi giorni, regge”. Fondamentali i lavori di riqualificazione realizzati quindici anni fa dal Comune “anche se - puntualizza Finotello - rimangono alcuni punti critici che andranno rivisti. In definitiva siamo stati fortunati, ma va dato atto che c’è stata un’adeguata prevenzione”.

Non è andata altrettanto bene invece all’isola delle Vignole dove l’argine, realizzato per reggere fino a un metro e mezzo, non ha tenuto: “l’inondazione ha avuto gravi conseguenze soprattutto per una giovane azienda socia di Sant’Erasmo che, come noi, vende a km zero”. 



Per “I Sapori di Sant’Erasmo”, invece, solo qualche serra scoperchiata. “In questo periodo produciamo radicchi autunno-invernali, cavolfiori, lattughini, zucchine su circa 10 ettari, tutto con vendita diretta al consumatore, anche online. La verdura destinata alla città lagunare viene conferita a Venezia Sapori due volte la settimana, mentre l’azienda è sempre aperta”. In tutto una trentina le imprese attive in questo ampio fazzoletto di terra di 5,5 chilometri di lunghezza per uno circa di larghezza “ma rispetto al passato c'è una diversificazione, solo 5-6 realtà vivono prevalentemente di agricoltura”, conclude Finotello. Che non nasconde la preoccupazione per la piega che sta prendendo il clima e le conseguenze sulle maree: “Già l’anno scorso abbiamo registrato un picco di 1,56 metri, non c’è da stare allegri. Il Mose? Io ho 43 anni, ne sento parlare da quando ero piccolo e ancora non funziona. Speriamo si faccia finalmente qualcosa…”.

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