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giovedì 14 maggio 2020


Think Fresh: la Fase 2 cambia il vento dell’ortofrutta

Il susseguirsi scadenzato di provvedimenti che modificano la libertà di movimento e condizionano la gestione delle attività lavorative dei cittadini sta determinando un’evoluzione nel processo d’acquisto e nelle modalità di consumo che non hanno pari nella storia contemporanea. Dopo due mesi di sofferenza, con perdite a due cifre, le grandi superfici di vendita, come superstore e ipermercati, nella prima settimana di maggio hanno rivisto la luce, con acquisti incrementali che hanno parzialmente attenuato le limitazioni poste all’affluenza ai negozi e la riduzione della frequenza d’acquisto, principali ostacoli della prima fase dell’emergenza.

E’ quanto emerge anche per l’ortofrutta dall’analisi settimanale dell’evoluzione degli acquisti che il Quick Survey del Monitor Ortofrutta realizza per Think Fresh Webinar Preview e di cui discuteremo con i partner del progetto il prossimo 28 Maggio insieme ai rappresentanti delle principali catene di distribuzione nazionali, con già 50 manager del retail ad oggi accreditati (scopri come partecipare).



Tornerà dunque tutto come prima in breve tempo? Sicuramente no, perché una parte della meccanica d’acquisto, di preparazione e di consumo dell’ortofrutta sperimentata durante il lockdown ha inciso profondamento nella percezione dei valori in gioco da parte degli italiani e l’analisi sul nostro panel di 3.000 responsabili acquisto ce lo conferma. Non sarà facile riconquistare la fiducia nello sfuso, pur garantendo maggior possibilità di scelta e, parimenti, riconquistare il valore del servizio in una parte del confezionato. Una situazione per certi versi surreale: si preferisce il prodotto confezionato, perché più protetto, ma questo non vale per l’insalata in busta, che è addirittura sigillata, magari in atmosfera protettiva.

Per comprendere la complessità della situazione basta citare una componente fin qui trascurata nelle analisi che ho letto su questa apparente deblacle della IV gamma, ovvero gli acquisti nella moderna distribuzione da parte di una larga fetta della piccola ristorazione, che preferisce comprare sul punto di vendita a libero servizio più prossimo, sulla base dell’effettiva necessità, privilegiando la freschezza rispetto alla semplicità di un approvvigionamento indiretto. E’ un segmento che per tutto marzo e aprile è venuto completamente meno alla Gdo, ma che in più punti di vendita abbiamo misurato in diverse occasioni vicino alle due cifre di incidenza nelle vendite complessive di IV gamma e che, insieme alla riduzione della frequenza d'acquisto, può spiegare le performance negative della categoria.



Proprio il fuoricasa, infatti, è l’elemento chiave da considerare per misurare in modo corretto i grandi risultati di frutta e verdura nel retail durante il lockdown, quando la ristorazione commerciale e buona parte di quella collettiva hanno toccato il fondo. L’aumento dei consumi domestici ha colmato le perdite dell’Horeca garantendo un consumo complessivo in linea con il pre-emergenza? Anche in questo caso le nostre analisi mostrano una situazione complessa e diversificata, da esaminare con attenzione per prendere le giuste decisioni su come apportare correttivi.

Il 28 maggio prossimo venturo avremo modo di discuterne a fondo alla Web Conference, preview di Think Fresh, organizzata dalla nostra testata per provare a dare utili indicazioni per avviare in modo corretto le incipienti campagne estive sulla base di un approccio al consumo in continua evoluzione (scopri come partecipare). Mentre oggi alle 12, sulla nostra pagina Facebook, approfondiremo questi temi durante una diretta: seguiteci cliccando qui.

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