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lunedì 13 luglio 2020


«Il prezzo per coprire i costi? 10 euro/kg»

Procede velocemente e con un netto anticipo la maturazione di pesche, nettarine e albicocche in Emilia-Romagna, complice la scarsa presenza di frutti sulle piante causata dal gelo che ha spazzato via oltre l’80% della frutta estiva della Regione.

“Per la nettarina Big Top, prodotto simbolo della Romagna che stiamo raccogliendo proprio in questi giorni, registriamo un danno sui volumi prossimo al 90%”, dice a Italiafruit News l'imprenditore Stefano Zavoli, responsabile dell'omonima Azienda agricola di Poggio Torriana (Rimini) socia di Agribologna. “La stessa percentuale di perdita si nota per le varietà successive a Big Top, quali Romagna Big e Romagna Queen. Davanti a noi abbiamo quindi almeno altri 15 giorni dove raccoglieremo solo il 10% dei frutti rispetto allo storico”.

“Per le nostre pesche, il calo del potenziale produttivo è compreso tra il 60 e il 70%. Ora stiamo terminando le raccolte di Royal Glory e Royal Summer e nel corso di questa settimana passeremo alle prime varietà spiccagnole quali Elagant Lady e Rome Star. Quando arrivano questi prodotti col nocciolo che si stacca bene dalla polpa, noi registriamo sempre un piccolo aumento dei consumi che, quindi, ci aspettiamo anche per quest’anno”.  


Stefano Zavoli

La campagna peschicola in Romagna si chiuderà probabilmente già tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, a vantaggio dei produttori siciliani che potranno avere maggiore spazio per dire la loro. 

Per quanto riguarda l’albicocca, i danni da gelo nel territorio romagnolo hanno raggiunto punte del 100% per alcune varietà e la maturazione dei frutti registra un anticipo estremamente importante. Al punto che la previsione di Zavoli è quella di chiudere la stagione albicocche verso Ferragosto. “In questi giorni disponiamo di Kioto, Lady Cot, Faralya e Farbaly che presentano tutte un calibro prevalente elevatissimo”.



La scarsa produzione sulle piante di drupacee sta favorendo il contenuto di zuccheri nei frutti, che è “assolutamente straordinario”, come spiega Zavoli. I prodotti, quest’anno, sembrano quasi caramelle al palato. “Faccio un esempio: con le nettarine Big Top stiamo raggiungendo livelli di concentrazione zuccherina (grado Brix) compresi tra 13 e 15. Ma il gusto è ineccepibile per tutta la frutta estiva”. 

“Il grandissimo problema di quest’anno è che per coprire i nostri costi dovremmo vendere i prodotti a 10 euro il chilo. E’ brutto da dire, ma le gelate sono state una sorta di coronavirus per l’intera frutticoltura dell’Emilia-Romagna. Speravamo inoltre in un mercato fluido e in prezzi più elevati per le pesche e nettarine, cosa che non si sta verificando anche per la forte concorrenza della Spagna in Italia. Non a caso con le albicocche abbiamo cominciato ad avere un po’ di soddisfazione dopo che l’offerta spagnola è terminata, verso il 15-20 giugno”.



“Vista la pesantissima situazione nei campi - prosegue Zavoli - mi sarei aspettato una maggiore collaborazione e sensibilità da parte di alcuni operatori della Gdo italiana sul tema delle promozioni, in particolare per quanto riguarda le pesche e le nettarine. Il prezzo minimo al dettaglio di un prodotto di prima qualità dell’Emilia-Romagna doveva essere fissato a 1,99 euro il chilo, per consentici almeno di chiudere i costi della lavorazione e della logistica. Invece diverse catene hanno deciso di optare per valori minimi pari a 1,29-1,49 euro il chilo”. 

Ciò non fa altro che colpire al cuore il settore frutticolo emiliano-romagnolo, già di per sé in difficoltà visto e considerato il trend allarmante degli estirpi di pesche e nettarine (-15mila ettari negli ultimi 10 anni, fonte Cso Italy). “La Regione deve assolutamente partire dalla defiscalizzazione del costo del lavoro che rappresenta la voce di costo più importante delle aziende agricole, per dare futuro alla nostra frutticoltura e per favorire il ricambio generazionale di padre in figlio e la tenuta dei livelli occupazionali”, precisa l’imprenditore romagnolo.




“Ci sono due modi per fare quadrare il conto economico: o si aumentano i ricavi o si riducono i costi; la prima strada risulta particolarmente complicata da attuare poiché, pur mettendo in pratica le migliori idee possibili, operiamo in una economia globalizzata che viene condizionata dalla concorrenza di altri Paesi. Ritengo quindi che l’unica soluzione - conclude Zavoli - sia quella di abbattere il costo del personale, che non significa ridurre la tariffa netta oraria a favore del lavoratore agricolo, ma agire sulla netta riduzione dei costi previdenziali che sono attualmente esagerati per chi, come noi, intende rispettare le regole. Questo è un discorso chiave che andrebbe esteso all’intera agricoltura italiana".

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