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giovedì 27 agosto 2020


Dal Pane: «Vi spiego come evitare la morìa del kiwi»

In questi mesi estivi la morìa del kiwi si sta fortemente sviluppando non solo nel Lazio, ma anche in Veneto e Piemonte, due Regioni già gravemente colpite nell’ultimo decennio da questo fenomeno che, ricordiamo, nei casi più gravi provoca la morte della pianta con conseguente estirpazione dell’impianto. 

Come già più volte scritto su queste colonne negli ultimi giorni, le cause della morìa non sono certe e non si conoscono. Ma sicuramente si possono indicare almeno tre fattori che possono aver contribuito alla prorompente espansione della malattia, come spiega a Italiafruit News l’imprenditore Giampaolo Dal Pane, noto vivaista, produttore ed operatore commerciale del comparto kiwi.

“Il primo fattore è lo stress ambientale che ha colpito le piante, determinato dalle oscillazioni termiche nel mese compreso tra la seconda parte di giugno e la prima parte di luglio, quando temperature giornaliere di 37-38 gradi centigradi si sono alternate a notti fredde - sottolinea Dal Pane - Un altro elemento da tenere in considerazione sono i nematodi che, entrando nelle radici, diminuiscono la capacità di reazione delle piante. Da ultimo c’è il problema dell’elevata concentrazione di rame nei terreni, dovuta al fatto che negli ultimi anni si è dovuto trattare in maniera importante contro la batteriosi del kiwi. Una elevata presenza di rame, infatti, va ad eliminare i microrganismi utili presenti nel suolo”.



Alla luce di queste considerazioni è chiaro che per riuscire ad evitare la moria del kiwi, o perlomeno ad attenuare i danni da essa causati, risulta fondamentale limitare al massimo lo stress subito dalle piante. Come? Con un frutteto realizzato a regola d’arte, seguendo alcuni precisi accorgimenti. “Ci sono, a mio avviso, una serie di condizioni imprescindibili per non incorrere in gravi problemi di morìa: bisogna fare baulature, utilizzare impianti di irrigazione sia a goccia che a spruzzo ed allestire reti ombreggianti (colorate e/o nere), che siano in grado di ridurre l’irradiazione solare di almeno il 12-14%, ma non oltre il 20%. Possono essere utili, per esperienza personale, anche le coperture in plastica traforate, che lasciano uscire l’aria calda”.

Relativamente alle soluzioni finora fornite dal mondo della ricerca, "l’uso dei portainnesti Selezione 258 e Bounty 71 (con radice fittonante) sembra dare buoni risultati in relazione alla loro tolleranza alla morìa. A questo proposito, però, è doveroso sottolineare come la sperimentazione di questi due apparati sia iniziata solo da tre o quattro anni, pertanto occorre essere molto cauti nelle valutazioni”.

“Infine, per quanto riguarda la scelta delle piante - conclude Dal Pane - bisognerebbe orientarsi su quelle propagate per talea che, ad oggi, sembrano essersi dimostrate più tolleranti alla morià rispetto a quelle propagate con altri sistemi”.

Ha collaborato Fabrizio Pattuelli

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