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lunedì 11 gennaio 2021


Lotta alla pandemia, l'uva da tavola «potrebbe aiutare»

Il potere nutrizionale dell’ortofrutta è davvero fuori da ogni immaginazione. E a farcelo capire sono gli scienziati che studiano il Coronavirus in tutto il mondo, tirando fuori dal cilindro, mese dopo mese, ricerche sempre più importanti per il nostro comparto e per l’intera popolazione. 

Dopo le scoperte fatte sulla quercetina, la naringerina ed i tannini dei cachi, ora è il turno della vitamina K e dei composti flavonoidi presenti nell'uva da tavola fresca, i quali - secondo un recente studio, appena pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Infectious Diseases - potrebbero aiutare a curare i pazienti che soffrono di Covid-19.

Una ghiotta occasione di comunicazione che la filiera statunitense dell'uva non si è lasciata sfuggire. Una nota della California Table Grape Commission, ente governativo di settore, ha infatti subito sottolineato i risultati dello studio: “I ricercatori hanno identificato un maggiore bisogno di Vitamina K durante la malattia da Covid-19 e hanno notato che l'esaurimento o la carenza di questa vitamina può avere conseguenze devastanti nei polmoni”. 



"La vitamina K, nutriente presente in abbondanza anche nell'uva da tavola fresca, svolge un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue, incluso il mantenimento dell'equilibrio dei fattori sia pro-coagulazione che anti-coagulazione. Bassi livelli di vitamina K possono alterare questo equilibrio con conseguente maggiore tendenza alla formazione di coaguli di sangue. Sebbene il Covid-19 sia noto prima come infezione respiratoria, sono stati osservati casi più elevati di coaguli di sangue che peggiorano gli esiti dei pazienti”.

Secondo la rivista, la vitamina K è inoltre coinvolta nell'inibizione della calcificazione dei tessuti molli e della degradazione delle fibre elastiche. La calcificazione coronarica è collegata a un rischio più elevato di coaguli di sangue e la degradazione delle fibre elastiche può danneggiare l'integrità del tessuto polmonare. La vitamina K è nota anche per l'attività antinfiammatoria: livelli ridotti sono stati associati ad un aumento delle proteine infiammatorie. Altre ricerche suggeriscono inoltre che alcuni composti flavonoidi presenti nell'uva da tavola, nel tè verde, nel cacao e nel cioccolato fondente possono essere utili contro il Covid-19, inibendo un enzima coinvolto nell'infettività del virus.

"E' opportuno conoscere tutto ciò che può aiutare a compensare l'impatto negativo di questo virus devastante, quindi vale la pena condividere il fatto che i componenti naturali contenuti nell'uva (vitamina K e alcuni flavonoidi) possono svolgere un ruolo benefico nella lotta contro il Covid-19 - commenta Kathleen Nave, presidente della California Table Grape Commission - Questi risultati si aggiungono al corpus sostanziale di ricerche costruite in 20 anni che indicano come mangiare uva da tavola fresca possa avere effetti positivi significativi sulla salute a lungo termine”.

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