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martedì 29 novembre 2016


Drosophila suzukii: la difesa è integrata e sostenibile

In un’agricoltura moderna e sempre più orientata alla riduzione dei residui chimici, la ricerca di mezzi di controllo integrati assume un ruolo sempre più essenziale. Non a caso l’incontro sulle strategie innovative di difesa sostenibile, tenutosi ieri nella sede di Fruit Modena Group, a Sorbara di Bomporto, ha visto la partecipazione di numerosi frutticoltori modenesi, e non solo.

Massimo Scanavini, tecnico di Astra, ha aperto i lavori illustrando una prova sperimentale su ciliegio per valutare l’efficacia di tre diversi trattamenti nei confronti di Monilia, patogeno fungino che interessa numerose specie frutticole. A tal proposito, il formulato che ha manifestato la maggior efficacia è stato il fungo antagonista Aerobasidium pullulans (nome commerciale Boni protect), il quale ha evidenziato un controllo elevato, con percentuali di danno prossime allo zero. Tale formulato non è ancora registrato e necessiterà di ulteriori prove in campo per confermarne la validità, ma sta provocando un discreto ottimismo.

Il tema caldo della mattinata, però, per cerasicoltori e non solom era la temuta Drosophila suzukii, ormai minaccia costante di ciliegie e piccoli frutti.

Giacomo Vaccari, tecnico del Consorzio fitosanitario della Provincia di Modena, ha mostrato il monitoraggio dell’insetto negli ultimi tre anni: se l’estate 2015 sembrava lasciar ben sperare, la stagione appena conclusa ha raggiunto picchi di infestazione addirittura più elevati di quella del 2014. “Tuttavia – ha detto Vaccari – nel comprensorio vignolese siamo riusciti a contenere i danni, grazie alla difesa accurata e alla minore produzione, che ha consentito una raccolta tempestiva e anticipata. L’attività di monitoraggio dell’insetto non deve essere sottovalutata, in quanto le catture invernali forniscono un’indicazione dei danni nella stagione successiva; a tal riguardo, le elevate catture effettuate nel mese di novembre non lasciano ben sperare per l’anno prossimo, anche se è ancora troppo presto per avere dati validi”.



Neppure i piccoli frutti dell’Appennino Modenese sono stati risparmiati dall’attacco del moscerino, con mirtilli danneggiati, addirittura a quota 1.500 metri, anche se ciò non deve stupire più di tanto, in quanto si tratta di un insetto proveniente dall’Himalaya.

Le strategie alternative (o complementari) alla lotta chimica - ossia la lotta biologica e l’utilizzo delle reti – sono state illustrate da Stefano Caruso, tecnico del Consorzio fitosanitario della Provincia di Modena. Se nel primo caso si tratta per lo più di utilizzare parassitoidi larvali e pupali, con esiti promettenti, ma ancora in fase di studio, le sperimentazioni con le reti hanno già raggiunto risultati soddisfacenti.

Il confronto portato dal tecnico ha visto prevalere le reti monofila sul modello monoblocco. Le prime, infatti, pur avendo costi elevati (40-50.000 euro/ha), garantiscono un’efficacia pressoché totale; perché la protezione multipla riduce anche i danni da grandine, da spacco, da volatili e consente di effettuare i trattamenti anche dall’esterno della rete, riducendo la velocità di marcia e aumentando il quantitativo d’acqua.

L’incontro si è concluso con una panoramica generale sull’efficacia dei diversi insetticidi testati, alla quale ha partecipato Mauro Boselli del Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna. Il quale ha individuato in Exirel, prodotto a base di Cyantraniliprole, la maggiore efficacia di protezione, “anche se – ha precisato Boselli – in una situazione come quella di alcuni ceraseti del Cesenate, nessun insetticida avrebbe potuto contrastare una pressione così elevata dell’insetto, che ha infatti causato un danno del 100%”.

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di Federico Ponzo

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