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martedì 7 gennaio 2020


«Restyling dell'Ortomercato di Milano, falsa partenza»

Altro che “dirittura d’arrivo”: per il restyling dell’Ortomercato di Milano ci sono ancora molti ostacoli. Lo afferma una voce qualificata degli operatori grossisti a pochi giorni dalla conferenza stampa in cui il presidente di Sogemi Cesare Ferrero ha presentato il piano di riqualificazione che, nel giro di pochi anni, dovrebbe far nascere “Foody-Mercato Agroalimentare di Milano”.



“E’ un progetto che parte con il piede sbagliato - spiega a Italiafruit News Alberto Albuzza direttore generale della società Alma ed esponente dell’Associazione commercianti del Mercato Ortofrutticolo di Milano-Acmo - senza il necessario confronto con gli operatori e una conseguente, importante criticità legata all’edificazione della piattaforma logistica, primo step nella ristrutturazione: le otto aziende che hanno manifestato interesse per acquisire spazi nell’area sono rimaste deluse nel constatare che il progetto prevede una piattaforma rialzata da terra di 1,10 metri con una pendenza difficile da gestire in ambito logistico e altri aspetti che francamente ci hanno lasciati sconcertati. Ad esempio, non si parla di catena del freddo. Sogemi aveva promesso di coinvolgere gli operatori - prosegue Albuzza - ma ci hanno chiamati in causa solo ad ottobre, per chiedere la firma sul contratto. Che nessuna delle otto aziende, tra le più importanti del Mercato, ha apposto”.


Il progetto del nuovo Mercato e, nel riquadro, Cesare Ferrero. In alto, Alberto Albuzza e l'attuale struttura

“Adesso - prosegue l’operatore, che sottolinea come il punto di vista sia condiviso anche dall’altra associazione di grossisti Ago-Fedagro - chiediamo di sederci attorno a un tavolo e di ragionare insieme alla società di gestione. La piattaforma logistica è propedeutica e fondamentale alla realizzazione del nuovo mercato; questo è un pessimo inizio, al di là dei proclami. Tra i dettagli che ci hanno lasciati interdetti c'è anche la volontà di far pagare il parcheggio ai dipendenti che lavorano all’interno dell’Ortomercato. Così non va. Cerchiamo una soluzione condivisa, o il rischio concreto è che non ci sia futuro”.

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