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Mercato ortofrutticolo Palermo venerdì 10 luglio 2020


Palermo, grossisti in crisi: frutta al macero

Al Mercato ortofrutticolo di Palermo si respira un'aria pesante: le vendite sono ferme al palo e la frutta finisce al macero. A contribuire a questa difficile situazione, documentata ieri anche dall'Ansa (clicca qui per vedere il video), una combinazione di più fattori: da una parte un contesto economico che limita gli acquisti, dall'altra le misure anti-Covid che secondo gli operatori penalizzano il mercato palermitano.

"Al mercato ortofrutticolo di Palermo abbiamo toccato il fondo con i concessionari costretti a gettare via tonnellate di merce e danni economici incalcolabili per imprese che si fondano solo sul lavoro quotidiano". La denuncia, rilanciata dall'Ansa, è di Alberto Argano, presidente dei commissionari e grossisti. "La crisi da coronavirus si è manifestata tutta nel comportamento di chi fruisce del mercato quotidianamente. Infatti, siamo stati abbandonati per le eccessive procedure burocratiche che il Comune ha attivato per far fronte all'emergenza sanitaria che hanno definitivamente allontanato i nostri clienti, che si sono spostati su mercati limitrofi".



Il numero uno dei grossisti palermitani spiega che la piattaforma Sispi (Sistema Palermo Innovazione, la Spa motore dell'innovazione digitale della città siciliana) che regola le prenotazioni, "ha stancato il fruitore abituale del mercato ortofrutticolo di Palermo. Vanno tutti dove non ci sono controlli serrati né pressioni di alcun tipo e noi restiamo senza lavoro. Siamo in ginocchio, questo è il risultato: il totale flop economico-commerciale con tonnellate di frutta e verdura gettate nella spazzatura e il contro lo paghiamo sempre noi".

Gli operatori del Mercato ortofrutticolo di Palermo da anni combattono con l'abusivismo commerciale. Dal Comune ci si aspettava un piano più efficacie, mentre quello posto in essere "non ha prodotto alcun risultato - dice il grossista - anzi è tutto peggiorato perché come una volta ha detto il sindaco Orlando il processo di conversione culturale è lungo e laborioso e spesso dura decenni ed il metodo adottato dall'amministrazione comunale, a nostro avviso, non è quello corretto. Il processo di educazione civica va fatto sull'intero territorio cittadino e non soltanto lungo la via Montepellegrino - conclude Argano - la legalità non si ottiene con la repressione ma con la convinzione che ciò che si deve fare è cosa buona e giusta a tutela di tutti".

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