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lunedì 25 gennaio 2021


Ortaggi, Italia sul tetto d'Europa

Ancora una volta l’agroalimentare italiano si conferma un settore chiave dell’economia del Paese: con oltre 522 miliardi di euro rappresenta il 15% del Pil nazionale. Sono i dati diffusi venerdì scorso dal Crea Politiche e Bioeconomia durante la presentazione digitale dell’Annuario dell’agricoltura italiana 2019, un volume realizzato dal Crea con il suo Centro Politiche e Bioeconomie per analizzare lo stato del settore in Italia.

A sottolineare le potenzialità dell’agroalimentare anche il sottosegretario alle politiche agricole Giuseppe L’Abbate che è intervenuto dicendo: “E’ importane lavorare sui numeri del settore per capire quali politiche mettere in piedi, creare reddito e posti di lavoro, risollevare la nostra economia oltre la crisi causata dalla pandemia. Ricordiamoci che durante gli ultimi mesi, il settore ha tenuto in piedi il Paese, garantendo anche la sua stabilità sociale. Abbiamo ancora molto su cui lavorare, siamo deficitari su logistica e stoccaggi: le filiere vanno rese verticali e più compatte, in grado di garantire reddittività agli imprenditori agricoli. Tutti passaggi strettamente legati allo sviluppo di innovazione e ricerca”.

Superfici e produzioni


Nonostante una superficie nazionale ridotta rispetto agli altri Paesi europei (quasi la metà di quella francese e spagnola), il settore agricolo italiano rimarca il suo ruolo da protagonista, essendo la prima agricoltura d’Europa per valore aggiunto e la terza per produzione lorda vendibile.
Inoltre, l’Italia è il primo produttore europeo in valore nella produzione di ortaggi: in totale il valore alla produzione agricola è stato di 57,3 miliardi di euro nel 2019, in linea con l’anno precedente, di cui oltre il 50% dovuto alle coltivazioni, il 29% agli allevamenti e la restante parte alle attività di supporto e secondarie.
Il Crea ha inoltre sottolineato l’indiscusso contributo dell’agricoltura e dell’industria alimentare (incidenza sul settore del 64%) alla bioeconomia, che, con un fatturato in crescita (+1,3%) di oltre 324 miliardi di euro costituisce ormai uno degli elementi di forza dell’economia italiana.

Aziende agricole in cifre



Le aziende agricole sparse sul territorio nazionale sono 1,5 milioni: di queste solo il 27% sono imprese che intrattengono rapporti stabili di mercato, ricoprono il 65% della SAU (superficie media di 21 ha, superiore alla media nazionale) e rappresentano il 75% della produzione standard complessiva. 
La maggior parte delle aziende (66%) non sono invece ‘specificamente orientate al mercato’: di queste il 36% ha rapporti solo saltuari e il 30% dedito al solo autoconsumo e occupano complessivamente circa il 29% della SAU totale. 




“Nel 2019 – ha sottolineato la ricercatrice Roberta Sardone – si è mantenuto alto l’interesse per l’affitto dei terreni, rispetto all’acquisto, con generale tendenza a una minore durata, in attesa della nuova Pac”. Inoltre, considerato l’ampliamento della forbice tra valori fondiari a prezzi correnti e reali, dal 2000 si è eroso il 13% del patrimonio fondiario. “Soltanto nella circoscrizione Nord-ovest – ha aggiunto Sardone – la crescita dei valori fondiari ha tenuto testa all’inflazione, mentre nel Mezzogiorno si sono riscontrate contrazioni superiori al 25%”.
Ad influenzare l’andamento produttivo anche gli eventi avversi, considerato che tra maggio e luglio 2019 sono stati registrati 533 fenomeni climatici estremi. “Ad impattare anche la crisi climatica globale, per il cui contrasto l’Unione Europea con il Green Deal ha definito un’ambiziosa tabella di marcia”.



Si conferma rilevante il sostegno pubblico al settore agricolo, circa 11,9 miliardi di euro nel 2019, ma in calo rispetto agli anni precedenti: dal 2015 al 2019, infatti, si è verificata una riduzione oltre 1,3 miliardi di euro (-10%), quasi totalmente derivante da minori agevolazioni nazionali.

Rapporti con l’estero

Durante la conferenza, si è analizzato anche il Rapporto sul commercio estero 2019, sottolineando la riduzione del deficit della bilancia agroalimentare italiana, sceso largamente al di sotto di 1 miliardo di euro nel 2019, a fronte dei 5 miliardi del 2015 e degli oltre 9 miliardi del 2011. 


“Si tratta di un dato straordinario – ha spiegato il ricercatore Roberto Solazzo -  confermato dai primi 9 mesi del 2020, in cui, addirittura, si verifica un cambio di segno nel saldo, per la prima volta positivo dall’inizio della serie storica, grazie alla crescita tendenziale delle esportazioni (+0,8%) a fronte di un importante calo delle importazioni (-4,4%)”. 
E ha concluso “In particolare, l’export, dopo un’ottima performance nei primi tre mesi dell’anno (+6,3%) e un calo nel secondo trimestre (-4,6%) soprattutto a maggio, ha visto una ripresa dei flussi, confermata al termine del terzo trimestre 2020 (+0,8%)”.

Agroalimentare e pandemia

Durante il webinar si sono approfondite anche le conseguenze apportate al settore dalla pandemia. Nonostante l’agroalimentare sia stato duramente messo alla prova, si è dimostrato resiliente rispetto alla media generale dell’economia (stime ISTAT), anche grazie all’impulso ottenuto dall’e-commerce e dall’incremento del delivery
Tra le produzioni che meglio hanno affrontato le difficoltà legate alla pandemia, si ritrovano Dop e Igp, con un valore che raggiunge i 17 miliardi di euro (+4%), tra componente alimentare e vinicola, circa il 19% del totale dell’agro-alimentare italiano. 

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