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lunedì 1 marzo 2021


Moria del kiwi, prosegue la ricerca di Agrion

Un problema sempre più critico in Piemonte quello della moria, in quanto colpisce una delle coltivazioni più importanti per il territorio, ovvero l’actinidia. In dieci anni si è infatti passati da circa 5.500 ettari coltivati nel 2015, agli attuali 3.180 ettari ancora in essere. Le prime manifestazioni di questa grave fisiopatia sono state registrate a Borgo d’Ale (Vc), ma in poco tempo sono comparsi i primi casi anche nel saluzzese.

Oggi la situazione è drammatica: da una stima del Cso si evince, infatti, che solo la metà degli ettari coltivati ancora ad oggi a kiwi sono attualmente produttivi.

Prima che si manifestasse la moria, l’actinidia era stata colpita da una batteriosi che aveva già procurato numerosi danni. La Fondazione Agrion, insieme al Servizio Fitosanitario regionale, al Crea e all’Università di Torino, si è quindi attivata per cercare di trovare delle soluzioni per questa sindrome, che, ad oggi, presenta ancora molti aspetti inspiegati.



Nel 2017 è stato avviato il progetto Kimor, finanziato da Regione Piemonte, che aveva lo scopo di capire le cause della moria e di fornire possibili soluzioni al problema. Dopo tre anni di sperimentazione è stato chiaro che la sindrome fosse molto complessa e che fossero necessarie ulteriori indagini per comprenderne la natura. 

“Prima la batteriosi e poi la moria hanno messo a dura prova le aziende produttrici di kiwi – sostiene il Consigliere Regionale Paolo Demarchi – non solo per la diminuzione della produzione a causa della riduzione dell’ettarato, ma anche perché ci sono stati grandi investimenti da parte delle cooperative, delle Organizzazioni di produttori e di tutti gli operatori commerciali negli impianti di lavorazione e condizionamento”.

Nel 2020 prende forma il progetto Kiris, finanziato da Regione Piemonte, che, sulle base delle scoperte avvenute con il progetto Kimor, si prefigge l’obiettivo di comprendere gli aspetti salienti della sindrome e di fornire soluzioni concrete per gli agricoltori. In collaborazione con le Organizzazioni professionali agricole, le Organizzazioni di Prodotto e i Soci partecipanti della Fondazione, sarà infatti svolto un lavoro di monitoraggio capillare sul territorio per mappare la diffusione della sindrome.

Parallelamente viene erogato un contributo da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo indirizzato alla progettazione di impianti pilota su cui studiare l’insorgere della malattia. 

“Abbiamo deciso di investire nella salvaguardia del kiwi perché si tratta di un progetto che tocca da vicino uno dei temi più importanti per la nostra Fondazione, vale a dire l’attenzione per il territorio - dichiara il presidente di Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo Marco Piccat - Il kiwi per noi rappresenta il simbolo di una terra che ha continuato, nei secoli, una produzione d’eccellenza, e che da anni soffre un momento particolare, a causa dell’insorgere della moria, con conseguenze nefaste per chi si dedica alla coltivazione di questo frutto. Pertanto credo che un modo saggio di investire denaro sia proprio nella ricerca, per migliorare sempre più la qualità dei prodotti, assicurando un avvenire a chi la terra la lavora con coscienza, passione e pazienza. Continueremo con orgoglio a seguire il succedersi degli studi in questo ambito”.

Nella prima fase sono stati individuati due impianti pilota sui quali approfondire le cause che portano allo sviluppo della moria. Un impianto è stato progettato a Manta, presso i campi sperimentali della Fondazione Agrion, tenendo conto delle indicazioni scaturite dall’impianto allestito nel triennio 2017-2019 nell’ambito del progetto kimor; l’altro impianto è stato fornito dall’azienda agricola Ficetti di Saluzzo e sarà impiegato per la valutazione del nuovo materiale vivaistico (portinnesti). 

“Nei due campi sperimentali verranno misurati alcuni fondamentali parametri fisiologici in piante sane e in piante colpite dalla moria, come la quantificazione dell’attività fotosintetica e la determinazione della struttura e morfologia dell’apparato radicale, che verranno messi in relazione a parametri ambientali, come temperatura e umidità” racconta il coordinatore tecnico-scientifico della Fondazione Agrion, Lorenzo Berra.

L’obiettivo è quello di definire degli indicatori “sentinella” tali da prevedere l’insorgere della malattia. Inoltre seguiranno delle analisi molecolari che avranno l’obiettivo di individuare i patogeni presenti a livello del terreno e delle radici, cercando quindi di comprendere come questi abbiano un impatto nell’insorgenza della malattia.

“La Regione è vicina alle aziende che hanno dovuto estirpare ettari di actinidia – dice l’Assessore all’Agricoltura Marco Protopapa – Come Regione, stiamo dando un importante contributo a livello nazionale grazie all’esperienza maturata in questi anni dal gruppo di lavoro. È importante trovare in tempi rapidi una cura per questa grave sindrome o individuare efficaci metodi di prevenzione".

Il progetto ha una durata di tre anni, al termine dei quali verranno divulgate le scoperte fatte nell’ambito delle interazioni tra pianta, microrganismi del sottosuolo e ambiente e di come queste influenzino o causino l’insorgere della malattia. 

A livello nazionale è stato istituito un tavolo tecnico-scientifico sulla moria del kiwi coordinato dal Settore Fitosanitario regionale a cui Agrion partecipa, insieme al Crea e al Disafa (Università degli studi di Torino): l’obiettivo è quello di coinvolgere a 360 gradi tutta la comunità scientifica per continuare la coltivazione di questa importante coltura.

La Fondazione continuerà l’attività di aggiornamento per i tecnici del territorio, cercando quindi di tenere al corrente di tutte le novità in maniera puntuale le aziende produttrici.

Fonte: Ufficio stampa Agrion


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