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lunedì 8 marzo 2021


Frutticoltura, paesaggio e valorizzazione delle mele

Il mondo della mela ha imboccato nuove strade per promuoversi. Vie che esplorano la sostenibilità - vedi ad esempio il Trentino Frutticolo Sostenibile - oppure i nuovi orizzonti dell'esperienza gustativa, come il progetto della Saporeria. Esperienze che, come fa notare Gianluigi Goi da Brescia, autore del blog www.agricolturaeambiente.it, gettano le basi di un futuro diverso. Di seguito le sue riflessioni.

Il mese di febbraio appena concluso lascia quale traccia del suo passaggio in questo inizio 2021 obiettivamente difficile e complicato, due scie luminose. Quanto meno a parere dello scrivente. Ci riferiamo al convegno “Economia e paesaggio, da contrapposizione a simbiosi. Il ruolo della frutticoltura a tutela del paesaggio” andato online giovedì 18 e, pochi giorni fa, la notizia che Vip Val Venosta ha presentato la nuova ed innovativa campagna di comunicazione (ma non si tratta solo di comunicazione) che ci piace appellare anche in prima battuta “Il paradiso delle mele”, anche se la terminologia ufficiale evidenzia “Saporeria”. Un’iniziativa importante, forse coraggiosa, di certo molto utile che va ascritta alla serie del “non mai troppo tardi” e come tale benvenuta. Nelle intenzioni le mele sudtirolesi italiane saranno spiegate e presentate in maniera diversa, sostanzialmente come fossero dei vini. Mi permetto di parlare a nome dei consumatori, che ringraziano e aspettano molto fiduciosi. Bravi!

L’ Italia – il Paese complessivamente più bello del mondo quanto storicamente sciattone nel conservare e tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione – e pensare che l’articolo 9 della nostra Costituzione, disatteso e vituperato quant’altro mai, esplicita chiaramente il concetto di tutela – non sempre ha saputo valorizzare l’enorme patrimonio paesaggistico di cui godiamo grazie a condizioni ambientali di primissimo ordine il cui merito spetta alla Natura e al lavoro, alla tenacia e all’ingegno di miriadi di generazioni che hanno letteralmente modellato il nostro Bel  Paese. Qualcosa, e forse più di qualcosa, è cambiato (almeno lo spero) e si comincia – soprattutto i giovani, ovviamente – a capire che il paesaggio, nell’accezione omnicomprensiva del termine è, o può essere, fonte di economia. Di lavoro. Di dignità. Sul piano per così dire pratico trovo molto importante che una realtà economica rilevante e rappresentativa dell’economia trentina e di quella agricola come Apot abbia nella sostanza deciso di affiancare i valori del paesaggio a quelli della frutticoltura non negando la “contrapposizione” che c’è stata e ancora potrà esserci, puntando però alla “simbiosi” cioè alla condivisione. E’ una scelta epocale, lungimirante, forse facile a dirsi di certo difficile da praticare: vincente comunque. E’ solo questione di tempo, ritmava una canzone dei mitici Anni Sessanta. L’autorevolezza, la competenza e la non comune capacità di evocare scenari, forse anche sognati, del famoso architetto Stefano Boeri hanno messo la ciliegina sulla torta di un evento che, a mio avviso, se i frutticoltori sapranno tirare tutti insieme in direzione della “Via della Simbiosi” (tracciata dalla natura che con felice sintesi il presidente di Apot, Ennio Magnani, ha definito “il nostro datore di lavoro”) darà molti frutti. Soprattutto, ma non solo, mele. Anche futuro sostenibile.

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A cura della Redazione

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